Un consumo eccessivo di carne rossa processata potrebbe aumentare il rischio di demenza

A cura di Andrea Calignano By 31 Luglio 2024No Comments
Dai congressiNewsSpeciali
carne rossa demenza

Un lavoro presentato in occasione dell’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC 2024), ospitata in questi giorni a Philadelphia, suggerisce che un consumo eccessivo di carne rossa processata potrebbe aumentare il rischio di demenza.

Diversi studi in questi anni si sono occupati di definire il rapporto tra questo tipo di alimenti e la salute. “È stato dimostrato che la carne rossa lavorata aumenta il rischio di cancro, malattie cardiovascolari e diabete. Può avere effetti sul cervello perché contiene alti livelli di sostanze nocive come i nitriti (conservanti) e il sodio”, ha dichiarato Yuhan Li, ricercatrice presso la Channing Division of Network Medicine del Brigham and Women’s Hospital e autrice principale del lavoro presentato a AAIC 2024.

In questo studio sono stati coinvolti più di 130.000 soggetti, monitorati tra il 1980 e il 2018. I ricercatori hanno valutato le diete dei partecipanti utilizzando questionari somministrati ogni 2-4 anni e accertato i nuovi casi di demenza, attraverso l’autodichiarazione e l’analisi dei certificati di morte, in 87.424 partecipanti privi di malattia di Parkinson, demenza, ictus e cancro inclusi nel Nurses’ Health Study (NHS). Inoltre, Li e i suoi colleghi hanno raccolto informazioni longitudinali sul declino cognitivo soggettivo di 33.908 partecipanti al NHS e da 10.058 partecipanti all’Health Professionals Follow-Up Study.

È stato monitorato il consumo di vari cibi processati come bacon, hot dogs, salsicce o kielbasa, insaccati, mortadella, e cibi che comprendevano legumi, frutta secca, tofu, latte e proteine della soia.

I ricercatori hanno osservato che le persone che mangiavano 1/4 o più di porzione giornaliera di carne rossa processata (es. due fette di bacon o un hot dog) avevano un rischio di demenza più elevato del 14% rispetto a coloro che ne mangiavano meno di 1/10.

I ricercatori hanno valutato anche la funzione cognitiva di alcuni partecipanti utilizzando la Telephone Interview for Cognitive Status, tra il 1995 e il 2008, su un campione di 17.458 pazienti: un consumo ritenuto eccessivo di carne processata può voler dire un invecchiamento cognitivo di 1,61 anni per funzioni come il linguaggio, l’esecuzione e l’elaborazione, e di 1,69 anni per la memoria verbale, ovvero la capacità di ricordare e comprendere parole e frasi. Inoltre, la sostituzione di una porzione giornaliera di carne rossa lavorata con una di noci e legumi è stata collegata a un rischio inferiore del 20% di sviluppare demenza e a 1,37 anni in meno di invecchiamento cognitivo.

Per quanto riguarda la carne rossa non lavorata i ricercatori non hanno trovato un’associazione significativa tra consumo eccessivo e demenza: “I risultati degli studi sono stati contrastanti sull’esistenza di una relazione tra il declino cognitivo e il consumo di carne in generale, quindi abbiamo esaminato più da vicino il modo in cui il consumo di diverse quantità di carne lavorata e non influisce sulla funzione cognitiva”, ha dichiarato Li. “Studiando le persone per un lungo periodo di tempo, abbiamo scoperto che il consumo di carne rossa processata potrebbe essere un fattore di rischio significativo per la demenza. Le linee guida sulle diete potrebbero includere raccomandazioni che ne limitino il consumo per promuovere la salute del cervello”.

Sembrerebbe quindi che una dieta sana e varia possa contribuire a ridurre il rischio di patologie neurodegenerative. “La prevenzione della malattia di Alzheimer e di tutte le altre forme di demenza è un obiettivo fondamentale e l’Alzheimer’s Association incoraggia da tempo una dieta più sana, che includa cibi meno elaborati, perché sono stati associati a un minor rischio di declino cognitivo”, ha dichiarato Heather M. Snyder, videpresidente delle medical and scientific relations dell’Alzheimer’s Association. “Questo studio ampio e a lungo termine fornisce un esempio specifico di un modo di mangiare più sano”.