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Incubi frequenti possono preannunciare declino cognitivo e demenza

A cura di Andrea Calignano By 1 Luglio 2024No Comments
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Uno studio condotto dall’Imperial College di Londra e presentato all’annuale congresso dell’European Academy of Neurology (EAN), che si tiene dal 29 giugno al 2 luglio a Helsinki, mostra che chi soffre di incubi (distressing dreams) con frequenza settimanale ha un rischio quattro volte più alto di declino cognitivo o demenza rispetto a chi non ne ha. Secondo la ricerca questo accade soprattutto negli uomini, anche in assenza di malattia di Parkinson (PD) e a prescindere dall’età del paziente.

Oltre alla nota relazione tra incubi e un più rapido declino cognitivo in pazienti affetti da PD, frequenti brutti sogni potrebbero indicare il rischio di declino cognitivo e demenza anche in persone che non mostrano segni di questa patologia. Alla popolazione adulta capita di avere incubi – si stima che il 5% ne abbia ogni settimana e la percentuale si alza fino al 40% per chi ne indica almeno uno al mese – ma si conosce relativamente poco della loro rilevanza clinica.

“Gli incubi hanno un collegamento diretto con molte patologie celebrali e credo debbano essere considerati più spesso dai medici” ha spiegato Abidemi Otaiku, neurologo all’Imperial College di Londra e autore principale dello studio, tra i primi a studiare la connessione tra brutti sogni e demenza. Anche per i soggetti che non soffrono di Parkinson è importante comunicare e non sottovalutare gli incubi frequenti.

Lo studio ha preso in considerazione tre diverse coorti, una composta da soggetti di mezza età e due da soggetti più anziani di sesso maschile e femminile. Il rischio di declino cognitivo è stato valutato su un campione di 605 adulti reclutati nell’ambito dello studio Midlife in the United States, di età compresa tra i 44 e i 57 anni e per il 55% donne, selezionati tra quelli per cui erano disponibili dati cognitivi alla baseline. Per quanto riguarda i pazienti anziani sono state selezionate 2.600 persone (57% donne) tra 81 e 84 anni, escludendo i pazienti con PD o probabili compromissioni cognitive tra chi ha partecipato a Osteoporotic Fractures in Men e Osteoporotic Fractures. I dati sui sogni sono stati raccolti nell’arco di dieci anni, da gennaio 2002 a marzo 2012, e l’associazione tra la loro frequenza e eventuali disturbi futuri è stata valutata utilizzando la multivariable logistic regression in entrambi i gruppi.

I risultati di questo studio mostrano che incubi frequenti sono associati a un più alto rischio di declino cognitivo negli adulti di mezza età e di demenza negli anziani, e sono in linea con alcune precedenti ricerche che avevano mostrato come le donne siano più inclini degli uomini a sogni angosciosi negli anni tra l’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, mentre dai 65 anni questo gap si chiude. I risultati dell’analisi differenziata per sesso mostrano inoltre che gli incubi sono fortemente legati alla degenerazione cognitiva negli uomini e solo debolmente associati, in maniera non significativa, nelle donne.

Otaiku ha suggerito di utilizzare l’Image Rehersal Therapy (IRT), una terapia che si è rivelata efficace per trattare gli incubi associati a traumi. “Pensa a un sogno che fai con regolarità e prima di andare a dormire cerca un modo per modificarne il finale. Se pensi che verrai mangiato da una tigre, cambia la storia pensando che la tigre ti abbraccerà. Puoi perfino scrivere un copione e recitarlo in testa prima di andare a dormire” e ha concluso che se incubi e brutti sogni hanno un impatto sulla vita di tutti i giorni, le persone non devono esitare a contattare un medico.