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Adulti con ADHD alla ricerca di una diagnosi

Intervista a Francesca Scarpellini By 16 Novembre 2023Gennaio 12th, 2024No Comments
Interviste
ADHD adulti

Per gli adulti che soffrono del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) le esigenze più urgenti sono spesso le più complesse soddisfare: comprendere le cause del disagio e individuare un referente specializzato.

Come tutti i disturbi che attengono alla salute mentale, l’ADHD è multifattoriale. Ai fattori di rischio genetici e ambientali si possono sommare eventi nel periodo perinatale e nell’età infantile che coinvolgono le relazioni parentali, la gestione delle emozioni e, in generale, la sfera psicosociale. Si tratta di rischi noti e ampiamente studiati, utili per comprendere le cause scatenanti il disturbo ma non indicative sul percorso verso il miglioramento, a partire, appunto, dalla diagnosi (1).

I centri dedicati all’ADHD per gli adulti del Servizio Sanitario Nazionale sono oggettivamente in sofferenza (a questo link l’intervista a Maurizio Bonati sul tema), e la stessa classe medica ne denuncia le carenze e la mancanza di coordinamento. Sono perciò moltissime le persone che si orientano verso il privato, dove le liste d’attesa sono praticamente inesistenti.

Francesca Scarpellini, psicologa clinica e neuropsicologa, è responsabile di progetti di ricerca per l’Istituto Mario Negri nel Laboratorio di Salute Materno Infantile e dirige il Centro Psicodiagnostico Italiano (CPI), che fornisce sostegno per adulti ADHD. Il CPI è focalizzato su percorsi terapeutici con particolare attenzione alla diagnosi, formulata in forte connessione con un approccio evidence-based e su una vasta casistica.

Quali sono le occasioni in cui il disturbo da deficit di attenzione e iperattività si manifesta negli adulti?

Si tratta di un disturbo del neurosviluppo, quindi presente sin dall’infanzia, ma spesso i sintomi diventano riconoscibili quando il carico psicofisico richiesto dallo studio e dal lavoro diventa ingestibile. Coloro che soffrono di ADHD, e in particolare gli universitari o i giovani lavoratori, possiedono un’intelligenza vivace e la sensibilità nel capire che la compensazione sta venendo meno. Gli indiziati, per riconoscere il disturbo, non sono i voti bassi ma le relazioni: come ci si rapporta agli insegnanti, ai pari e all’autorità.

Gli adulti con ADHD mostrano capacità di problem solving e, generalmente, non hanno disagi cognitivi. Le manifestazioni del disturbo convergono sulla classica disorganizzazione, sul “blocco dello studente”; uno dei segnali più chiari è, infatti, l’incapacità a trovare la motivazione iniziale. Si indeboliscono, quindi, i meccanismi che portano al superamento di difficoltà e di momenti critici.

Quali sono le conseguenze della difficile gestione delle relazioni?

Il rischio è arrivare a provare ansia sociale e quindi attuare pratiche di ritiro, solitudine. Si tratta di situazioni che entrano in conflitto con le attuali esigenze produttive. Sul fronte del disturbo che include solo la sfera dell’iperattività, registriamo una quota importante di uomini caratterizzati da iperattività mentale e impulsività sessuale; mentre le donne presentano solitamente l’ADD (Attention Deficit Disorder), rivelando comportamenti più alienati, dissociativi.

Coloro che vivono in modo disordinato, caotico, inoltre, temono di essere bipolari. Non afferrano che, in realtà, il loro modo di funzionare è quello di un interruttore ON/OFF: nel corso della stessa giornata – a differenza dei bipolari – possono essere multitasking, creativi, persino geniali, per poi spegnersi improvvisamente e diventare apatici.

Come si diagnostica il disturbo da deficit di attenzione e iperattività?

La nostra missione è la ricerca delle ragioni. Esistono test specifici per gli adulti che hanno un focus sull’esperienze passate risalendo fino all’infanzia. Si utilizzano, infatti, questionari retrospettivi. Alla fine del percorso diagnostico circa l’80% dei casi sospetti sono confermati: è una percentuale alta, che dimostra la consapevolezza dei pazienti.

La psicoterapia che segue può essere individuale o di gruppo – quest’ultima particolarmente efficace nei giovani – e si concretizza in un sostegno pratico-organizzativo. Noi utilizziamo un approccio che integra le diverse formazioni dei nostri clinici, in cui si considerano anche il vissuto personale e la cornice familiare.

Le persone che si rivolgono ai vostri centri sono indirizzate dai medici oppure vi arrivano in autonomia?

Sono molti i pazienti indirizzati dal medico di medicina generale o dallo psicologo che sanno che nel privato non esiste il problema delle liste d’attesa e si trovano referenti specializzati e competenti. Molti altri si informano in autonomia su quale percorso intraprendere, ma non è semplice. L’intelligenza e la sensibilità di chi pensa di soffrire di ADHD non permette, paradossalmente, di cogliere la complessità del problema. La tendenza è isolare il disturbo da tutto il resto. Qualcuno, inoltre, prova a crogiolarsi in quella situazione di disagio, di isolamento.

Con il percorso diagnostico comincia un processo di consapevolezza in cui i pazienti devono essere accompagnati con competenza e con risposte concrete.

C’è stato un aumento di richieste di diagnosi durante e dopo la pandemia di Covid-19?

Sì, l’aumento di richieste c’è stato, e non solo per l’ADHD. Le diagnosi riguardano comunque sempre la stessa quota di adulti: fra il 3% e il 6% della popolazione.

I periodi di lockdown, i cambiamenti nella vita e nel lavoro hanno certamente esacerbato il sommerso, non solo fra quanti hanno temuto di soffrire di ADHD. Le condizioni vissute durante la pandemia sono state un aggancio per cominciare a risolvere problemi già esistenti ma silenziati, per far comprendere che manifestare il disagio e cercare il benessere mentale non è un capriccio.

Intervista a cura di Maria Frega

Bibliografia

1. Faraone SV, Banaschewski T, Coghill D, et al. The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 Evidence-based conclusions about the disorder. Neurosci Biobehav Rev. 2021; 128: 789-818.