Al Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) le tau fosforilate, in particolare p-tau217, emergono come biomarcatori centrali per identificare la malattia di Alzheimer grazie alla loro capacità di riflettere la patologia e anticipare il declino cognitivo, anche molti anni prima di una eventuale diagnosi di demenza.
Giulia Grande del Karolinska Institutet (Stoccolma), intervistata a Padova in occasione della 55° edizione del Congresso, ha spiegato che p-tau 217 potrebbe essere già di per sé sufficiente per diagnosticare e stratificare la malattia, come indicato dai criteri Alzheimer Association 2024, sottolineando inoltre che la capacità predittiva potrebbe essere ulteriormente migliorata integrando p-tau217 con il neurofilamento, o con il GFAP.
Secondo la neurologa, per arrivare a un uso clinico diffuso dei test ematici servirà definire target cut-off affidabili, chiarire l’impatto dell’età e di comorbilità come la disfunzione renale, punti chiave per un futuro impiego su larga scala.





