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In Italia la poliomelite non esiste più. La sindrome post-polio, invece, sì

Intervista a Michele Sterlicchio By 12 Febbraio 2024No Comments
Interviste
sindrome post-polio

«Grazie ai vaccini il flagello della poliomielite sta per essere definitivamente sconfitto a livello globale. Nel nostro Paese non si registrano più casi autoctoni dal 1982, e la marcia verso l’eliminazione del virus procede spedita in tutti i continenti. Per merito della vaccinazione, anche molti Paesi poveri di risorse sono ormai esenti da casi di poliomielite causati dal virus “selvaggio”, e nell’estate 2020 anche l’Africa è stata dichiarata libera dalla poliomielite da parte della World Health Organization.» È quanto scrive Giovanni Rezza, epidemiologo ed ex direttore generale della prevenzione sanitaria presso il Ministero della Salute nella prefazione del saggio La malattia da 10 centesimi – Storia della polio e di come ha cambiato la nostra società.

Nonostante i poliovirus responsabili della poliomielite siano stati eradicati da decenni, le conseguenze della malattia non sono ancora esaurite. Chi è stato colpito in tenera età dalla fase acuta della poliomielite presenta ancora disabilità motorie che necessitano di cure e possono andare incontro a sequele tardive e poco conosciute come la sindrome post-polio. Abbiamo intervistato Michele Sterlicchio, primario dell’Unità Operativa di Neurofisiologia e coordinatore dell’ambulatorio polio e sindrome post-polio all’IRCCS Policlinico San Donato, che ci ha spiegato cos’è la sindrome post-polio, come si diagnostica e come si tratta.

Quali sono i sintomi della sindrome post-polio e l’anamnesi tipica del paziente che li manifesta?

I pazienti con i sintomi della sindrome post-polio sono tipicamente coloro i quali sono stati colpiti durante l’infanzia da una forma acuta di poliomielite che abbia lasciato come esiti paresi muscolare, riduzione di forza e atrofia muscolare. Si presentano dopo 10-40 anni dall’infezione con un peggioramento dei sintomi motori, proprio quelli che avevano in origine caratterizzato la malattia, come dolore, facile faticabilità, ipotrofia muscolare, crampi o fascicolazioni. Ai sintomi motori se ne aggiungono altri generici e di varia intensità come disturbi del sonno, della deglutizione, della respirazione.

Il sintomo che risalta maggiormente è però l’ipostenia muscolare. Se prima il soggetto riusciva a compiere determinate azioni, con lo sviluppo della sindrome post-polio si nota un generale deterioramento della resistenza allo sforzo muscolare.

Bisogna tenere in considerazione che oggi la maggior parte dei pazienti con un sospetto di sindrome post-polio ha un’età superiore ai 60 anni e spesso presenta comorbidità come diabete, cardiopatie, epatopatie e patologie neurodegenerative, le quali possono contribuire al peggioramento di sintomi motori preesistenti. Per fare diagnosi differenziale bisogna quindi eseguire gli esami di accertamento specifici.

Quali sono gli accertamenti da eseguire per fare diagnosi di sindrome post-polio?

La diagnosi della sindrome post-polio è una diagnosi di esclusione. Fondamentale è dunque la clinica, la quale permette di escludere tutte le altre patologie che possono causare sintomi motori. Alla visita specialistica si valutano poi i risultati dell’elettromiografia, confrontandoli quando possibile con i risultati precedenti al peggioramento dei sintomi, e degli esami ematologici, in particolare eventuali alterazioni dei livelli degli indici di infiammazione, delle CK e delle IgG antipolio. Eventualmente risonanze magnetica e talvolta rachicentesi.

Da quando nel 2019 è stato creato l’ambulatorio dedicato alla polio e sindrome post-polio, grazie al lascito della signora Louise Read, abbiamo notato però che i casi di sindrome post-polio diagnosticata sono in realtà inferiori a quanto ci si aspetterebbe, data l’ultima stima che attesterebbe il numero dei sopravvissuti alla polio intorno ai 30.000. Questo, con molta probabilità, è dovuto al fatto che i pazienti, nella maggior parte anziani, presentano un peggioramento dei sintomi motori causato dal fisiologico decadimento neurologico e dalla sarcopenia tipica dell’età avanzata, non legati alle sequele della poliomielite.

Una volta fatta la diagnosi, quali strategie terapeutiche si possono mettere in atto per trattare la sintomatologia?

La terapia per la sindrome post-polio è principalmente fisioterapica. Si eseguono delle sedute di fisioterapia mirate alla riattivazione della muscolatura compromessa con fisioterapisti e fisiatri specializzati nel trattamento di pazienti poliomielitici con lo scopo di frenare il decadimento motorio. Importante anche l’utilizzo di supporti ortopedici qualora ci fossero deformità ossee importanti. Inoltre, è preferibile seguire una dieta equilibrata ricca di alimenti antiossidanti.

Vista l’ipotesi che la sindrome post-polio abbia una base infiammatoria sono state condotte sperimentazioni con immunoglobuline somministrate per via endovenosa (IVIg) che tuttavia non hanno evidenziato significativi miglioramenti per quanto riguarda la riduzione del dolore e dell’ipostenia e non vengono quindi utilizzate nella normale pratica clinica. A oggi l’ipotesi patogenetica più accreditata è che i motoneuroni sopravvissuti vadano incontro a esaurimento funzionale, mentre altre teorie suggeriscono una possibile riattivazione di virus latenti in particolare un enterovirus diverso da quello della polio.

Come accennato precedentemente, le diagnosi accertate di sindrome post-polio sono in genere sovrastimate e, secondo la mia ipotesi, la scarsa efficacia delle IVIg nelle sperimentazioni potrebbe anche essere legata alla selezione di un campione non rappresentativo. Attualmente non abbiamo strategie terapeutiche in grado di far regredire la malattia e non ci sono trial in corso.

Qual è l’importanza di un ambulatorio dedicato alla polio e alla sindrome post-polio?

Le persone sopravvissute alla poliomielite sono sempre meno. Nonostante ciò, ci sono ancora migliaia di pazienti che necessitano di cure specialistiche per le disabilità motorie riportate in seguito alla malattia. Questi pazienti si sentono spesso abbandonati dal Sistema Sanitario Nazionale e dalla ricerca perché l’attenzione alle loro necessità si sta via via riducendo.

Un ambulatorio specialistico dedicato alla polio e in particolare alla sindrome post-polio è importante per fornire a questi pazienti un servizio di cura personalizzato. Si tratta di pazienti che hanno già subito interventi ortopedici, ad esempio l’allungamento tendineo, i quali non hanno sortito gli effetti sperati o che si sono rivolti a numerosi specialisti senza arrivare a una soluzione. Capita anche di scoprire, con gli esami di accertamento, che alcuni pazienti non hanno contratto la polio e che la loro ipotonia era dovuta a una paralisi infantile.

Intervista a cura di Sofia Corradin

Bibliografia