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Insonnia: nuovi modelli diagnostici e correlazione con quadri psicopatologici

Intervista a Laura Palagini e Andrea Fagiolini By 19 Dicembre 2023No Comments
Interviste
insonnia psichiatria

L’insonnia costituisce il disturbo del sonno più comune. In particolare, la forma cronica coinvolge circa il 6-10% della popolazione, mentre quelle acute o transitorie possono interessare addirittura il 60-80% della popolazione occidentale. Nell’80% dei casi, poi, questi episodi transitori tendono a diventare cronici, con impatti negativi sulle dinamiche socio-relazionali, sul rendimento lavorativo e sulla qualità della vita.

È stata pubblicata di recente sulla Rivista di Psichiatria una overview sugli attuali modelli diagnostici e sulla relazione tra insonnia e quadri psicopatologici, a cura di Laura Palagini (Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana AUOP) e Andrea Fagiolini (Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese) (1).

Le evidenze scientifiche confermano poi che l’insonnia costituisce un fattore di rischio per varie condizioni mediche, neurologiche e per la maggior parte dei disturbi psicopatologici. In questa prospettiva – come ci ha spiegato Fagiolini – la valutazione e il trattamento dell’insonnia nella pratica clinica emergono come fattori chiave, non solo per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da insonnia, ma anche per la prevenzione precoce di disturbi psicopatologici o per migliorare il corso di tali disturbi.

L’insonnia può generare uno stato di sovraccarico allostatico che può impattare sulla plasticità cerebrale, sulla gestione delle emozioni, sui processi neuroinfiammatori e sul controllo dello stress, contribuendo così allo sviluppo di disturbi psicopatologici. Il trattamento dell’insonnia dovrebbe quindi mirare a ripristinare i meccanismi alterati di regolazione del sonno, in modo da favorire l’omeostasi cerebrale e la salute mentale.

Bibliografia

1. Palagini L, Fagiolini A. Il “disturbo da insonnia”: una overview sui modelli attuali e sul complesso link con i quadri psicopatologici. Riv Psichiatr 2023; 58(6): 249-257.

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