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La relazione tra ipertensione e danno cerebrale, dall’ictus alla demenza

Intervista a Giuseppe Lembo By 13 Novembre 2023Dicembre 7th, 2023No Comments
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“L’ipertensione costituisce uno dei maggiori fattori di rischio di danno cerebrale”. A sottolinearlo è Giuseppe Lembo, professore di Scienze e Tecniche Mediche Traslazionali presso la Sapienza Università di Roma e direttore del Dipartimento di Angiocardioneurologia e Medicina Traslazionale dell’IRCCS Istituto Neurologico Mediterraneo – Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, in una intervista a NeuroInfo.

Ben nota per la sua relazione con danni cerebrali acuti come l’ictus, infatti, l’ipertensione si sta rivelando sempre più come un fattore di rischio anche per la demenza. Al riguardo, un recente studio internazionale a cui ha preso parte anche il dipartimento guidato da Lembo ha evidenziato le strutture cerebrali che vengono gradualmente danneggiate dalla pressione arteriosa elevata, fino a causare declino cognitivo.

La ricerca, pubblicata lo scorso marzo sulla rivista European Heart Journal, aveva analizzato circa 33mila esami di risonanza magnetica nucleare di persone inserite nello studio epidemiologico UK Biobank, ai quali è stato affiancato un gruppo di individui, ipertesi e non, reclutati nel Neuromed di Pozzilli (1). Oltre alle risonanze magnetiche, analizzate mediante tecniche avanzate capaci di caratterizzarne ognuna con quasi 4mila differenti misure, i soggetti erano stati sottoposti alla misurazione della pressione arteriosa e a test cognitivi. Analisi statistiche avanzate che hanno tenuto conto di molteplici fattori, tra cui anche quelli genetici, sono state quindi eseguite sui dati raccolti.

Le strutture cerebrali danneggiate dall’ipertensione collegate alla demenza

Come aveva spiegato Lorenzo Carnevale, ricercatore del dipartimento e uno dei principali autori dello studio, era stato adottato un approccio che si potrebbe definire triangolare. “I vertici del triangolo sono costituiti da pressione arteriosa, analisi avanzate delle immagini delle risonanze e test cognitivi. In questo modo abbiamo potuto stabilire correlazioni che mettono in evidenza come, in presenza di ipertensione, alcune caratteristiche alterazioni cerebrali, misurabili nelle risonanze, possono spiegare la comparsa di decadimento cognitivo nei pazienti”.

Carnevale aveva sottolineato che non si trattava di un semplice lavoro di associazione, poiché era stata utilizzata una tecnica denominata “Randomizzazione Mendeliana” che sfrutta le informazioni genetiche dei soggetti inclusi nello studio per identificare un nesso causale tra la pressione arteriosa, il danno cerebrale e le funzioni cognitive. “E bisogna sottolineare anche come i dati ottenuti dalla UK Biobank abbiano trovato riscontro nella popolazione reclutata presso il nostro ospedale in Molise”.

I danni causati dall’ipertensione sembrano colpire soprattutto i sistemi di connessione tra le varie aree cerebrali, sia a livello della sostanza bianca sia in quelle strutture nervose destinate proprio a gestire le comunicazioni tra aree diverse. E questo spiegherebbe la progressiva perdita di funzione cognitiva in alcuni pazienti.

“Nei soggetti ipertesi abbiamo caratterizzato alcuni fasci coinvolti nel danno cerebrale, che includono la radiazione talamica anteriore, il fascicolo longitudinale superiore dell’emisfero destro e il forceps minor, che lega i due emisferi”, ha approfondito Lembo con NeuroInfo.

Un metodo per la diagnosi precoce della demenza vascolare

“A questo, bisogna aggiungere il fatto che abbiamo possibilità di guardare anche ai network funzionali. In risonanza magnetica funzionale, noi oggi possiamo definire la funzione a riposo del cervello e siamo stati in grado di vedere che alcuni di questi network funzionali – almeno quattro di questi network – sono alterati nel cervello dei soggetti ipertesi, già in una fase iniziale”, ha proseguito il direttore.

In alcuni pazienti affetti da ipertensione arteriosa, infatti, il danno alle strutture nervose inizia molto presto, ancor prima che siano comparsi segni clinici di deterioramento cognitivo o che la risonanza magnetica tradizionale possa identificare alterazioni evidenti a carico del cervello. Una ricerca condotta sempre dal Dipartimento di Angiocardioneurologia e Medicina Traslazionale del Neuromed ha evidenziato come sia possibile individuare precocemente le alterazioni nervose che potranno portare alla demenza vascolare (2).

Pubblicato sulla rivista Hypertension, lo studio ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale a riposo o “resting-state fMRI” (rs-fMRI). Questo esame, eseguito su una persona completamente a riposo e non impegnata in alcun compito, permette di evidenziare le attivazioni neuronali nel tempo, cioè i pattern di attivazione dei network attraverso i quali le diverse aree cerebrali scambiano informazioni e si coordinano.

Studiando 19 pazienti ipertesi, e confrontandoli con 18 soggetti non affetti da questa condizione, sì è osservata una serie di alterazioni in alcuni network cerebrali, in particolare quelli che rispondono agli stimoli visivi, decidono la risposta a questi stimoli e quindi la eseguono. Sono funzioni che richiedono una stretta sincronizzazione che negli ipertesi appare invece disturbata. Proprio questi cambiamenti funzionali rappresenterebbero il primissimo segno di un danno determinato dall’elevata pressione arteriosa.

Un dipartimento votato a una visione integrata

Il Dipartimento di Angiocardioneurologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli esprime da circa 30 anni una visione integrata, segnata da una notevole complessità. “Come cardiologo, mi sono trasferito in questo ambiente di neuroscienze perché i miei maestri avevano visto un orizzonte lontano, dove la cardiologia prestava attenzione anche al cervello, non solo a cuore e vasi”, ha raccontato Lembo a NeuroInfo.

“Oggi questa scelta ci pone più avanti degli altri a livello internazionale. Ora ci sono istituti che nascono per approfondire l’interazione tra cuore e cervello, ma noi siamo 30 anni avanti, tanto da aver già condiviso tecnologie cardiovascolari in ambiente neurologico e tecnologie legate alle neuroscienze con un target cardiologico. E proprio all’insegna di questa visione integrata dell’intero organismo umano, abbiamo allargato la nostra attenzione anche ad altri tipi di sistemi, come il sistema immunitario”, specifica Lembo.

Intervista a cura di Marco Arcidiacono

Bibliografia

1. Siedlinski M, Carnevale L, Xu X, et al. Genetic analyses identify brain structures related to cognitive impairment associated with elevated blood pressure. European Heart Journal 2023; 23, 2114–2125.
2. Carnevale L, Maffei A, Landolfi A, et al. Brain Functional Magnetic Resonance Imaging Highlights Altered Connections and Functional Networks in Patients With Hypertension. Hypertension 2020; 76:1480–1490