Non possiamo più ignorare le differenze di genere in neurologia

Intervista a Elena Moro By 22 Luglio 2025Luglio 24th, 2025No Comments
Interviste
differenze di genere neurologia

Una nuova prospettiva sta cambiando la neurologia contemporanea, portando i confini della ricerca e della pratica clinica verso una comprensione più profonda e personalizzata del paziente. Al centro di questa evoluzione vi è il riconoscimento inequivocabile dell’influenza del sesso e del genere come determinanti che modellano l’epidemiologia, la sintomatologia, la prognosi e l’efficacia delle strategie terapeutiche in un ampio spettro di condizioni neurologiche. Un approccio olistico che – come ci ha spiegato Elena Moro, presidentessa della European Academy of Neurology (EAN) – eleva la persona nella sua unicità e si configura come il pilastro fondamentale per una medicina sempre più mirata ed efficace.

La società che riunisce i neurologi del vecchio continente ha intrapreso da tempo un percorso in questo senso. “Circa cinque anni fa, l’EAN ha istituito una Task Force on Gender and Diversity con l’obiettivo di sensibilizzare neurologi, studenti di medicina, pazienti e ricercatori nel campo delle neuroscienze sull’importanza cruciale del genere e del sesso quali fattori determinanti in ambito neurologico”, afferma Moro. Questa iniziativa – che seguiva l’esempio di altre specialità mediche come l’oncologia, l’endocrinologia e la cardiologia – è poi proseguita evolvendo nell’attuale Coordinating Panel on Diversity, Equity and Inclusion in Neurology, un comitato più ampio finalizzato a promuovere cure eque e accessibili alle persone con malattie neurologiche, indipendentemente da età, sesso, genere, etnia o status socioeconomico.

Sulle differenze di genere, d’altronde, la ricerca scientifica si è già espressa in modo chiaro. Molte evidenze epidemiologiche e fisiopatologiche dimostrano infati come sesso e genere influenzino diverse malattie neurologiche e la loro gestione clinica. Nell’ictus cerebrale, ad esempio, le differenze di genere sono particolarmente evidenti. “Nelle donne – spiega la presidente EAN – la fibrillazione atriale e il diabete rappresentano fattori di rischio più significativi per l’ictus rispetto agli uomini. Inoltre, le donne tendono a manifestare una maggiore disabilità post-ictus rispetto agli uomini, sebbene la mortalità sia più frequente nei maschi”.

La sclerosi multipla e l’emicrania, poi, sono notoriamente patologie più prevalenti nelle donne. “Questa maggiore incidenza – spiega la Presidente EAN – è spesso attribuita a fattori genetici e ormonali. Gli estrogeni, ad esempio, sono considerati neuroprotettori ma possono anche favorire le malattie autoimmuni, che sono più comuni nelle donne a causa di un sistema immunitario intrinsecamente diverso”. Nell’ambito della malattia di Parkinson, invece, l’effetto neuroprotettivo degli estrogeni potrebbe contribuire alla prevalenza maggiore negli uomini. Anche le donne affette da questa patologia neurodegenerativa presentano però sfide cliniche specifiche: “Nella gestione farmacologica delle pazienti, ad esempio, è cruciale prestare attenzione al dosaggio della levodopa, poiché un eccesso può aumentare il rischio di sviluppare movimenti involontari e predisporre maggiormente alla depressione”.

La malattia di Alzheimer, infine, è un’altra patologia che colpisce le donne con maggiore frequenza, con diversi fattori che contribuiscono a questa disparità. “Sicuramente esiste un fattore genetico che le rende più predisposte – sottolinea Moro – ma è anche importante considerare che circa il 40% dei casi di demenza è prevenibile. Fattori come un minor numero di anni di scolarità e una socializzazione ridotta, spesso legati a ragioni storiche e lavorative, hanno tradizionalmente influenzato le donne più degli uomini, contribuendo sicuramente a questa maggiore frequenza”.

Le differenze di genere in ambito neurologico, poi, si manifestano anche in relazione ai trattamenti. Anche in questa specialità, infatti, la maggior parte degli studi preclinici e clinici è stata storicamente condotta su soggetti maschili, sia animali che umani, per evitare le complessità legate all’inclusione di soggetti di sesso femminile, come le fluttuazioni ormonali e l’incorrere di gravidanze. Questo ha portato inevitabilmente a una carenza di dati sull’efficacia e la sicurezza dei farmaci nelle donne. “Il dolore, ad esempio, è stato studiato a livello preclinico su ratti maschi. Ma se si sviluppa un farmaco che funziona sui ratti maschi, non è scontato che funzioni anche sui ratti femmina”.

Per affrontare queste sfide, il Coordinating Panel on Diversity, Equity and Inclusion in Neurology dell’EAN si impegna attivamente su più fronti. In primo luogo, promuovendo l’educazione e la formazione attraverso webinar e risorse e-learning gratuite per neurologi e studenti di medicina, al fine di accrescere la consapevolezza sulle differenze di genere e diversità. Parallelamente, si dedica alla creazione di un vasto repository di conoscenze, un hub centrale dove vengono raccolte e rese disponibili iniziative, webinar e congressi a livello mondiale inerenti alla diversity equity in neurologia.

Sebbene i neurologi abbiano un ruolo cruciale, tuttavia, la presidente della società europea riconosce che molte delle sfide attuali riguardano la sfera della politica. La carenza di fondi per le malattie neurologiche, il numero insufficiente di neurologi e la brevità delle visite ambulatoriali in alcune strutture pubbliche ostacolano infatti l’adozione di un approccio olistico. “Si dovrebbe ragionare in termini di brain economy – conclude Moro. Come società europea stiamo spingendo a livello della Comunità Europea e del Parlamento Europeo per ottenere maggiori finanziamenti per le malattie neurologiche, che sono tra le più costose. Senza questi investimenti, rischiamo di trovarci con sempre meno neurologi e un numero crescente di pazienti. Se non si agisce con la prevenzione e con approcci diversi, poi, ci troveremo di fronte a un disastro, perché il nostro cervello è il nostro capitale più prezioso”.

In conclusione, le evidenze oggi disponibili rafforzano la necessità di un cambio di paradigma nella neurologia. Riconoscere e integrare le differenze di sesso, genere e i fattori socio-culturali associati nella pratica clinica e nella ricerca non è solo una questione di equità, ma un imperativo scientifico per offrire cure più efficaci e personalizzate. “In fondo – conclude Moro – l’obiettivo è sempre lo stesso: considerare ogni paziente come un individuo unico, con le proprie sfide, la propria storia, il proprio corredo genetico e i propri fattori di rischio. È per questo che dobbiamo sforzarci di personalizzare il nostro approccio, per renderlo il più efficace possibile. Non è forse proprio in questa direzione che sta progredendo la medicina moderna?”.

Intervista a cura di Fabio Ambrosino