Contrastare la progressione della sclerosi multipla richiede un approccio clinico tempestivo e mirato. Secondo Roberta Lanzillo (Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II) il punto cruciale è riconoscere precocemente il passaggio alla forma progressiva: spesso la diagnosi di progressione avviene tardivamente, quando il processo è già in fase avanzata e l’efficacia terapeutica si riduce.
Uno dei limiti attuali sembra essere rappresentato dall’EDSS (Expanded Disability Status Scale), che rileva la progressione solo a punteggi elevati e quando la difficoltà nella deambulazione è evidente. In pratica clinica, per Lucia Moiola (IRCCS Ospedale San Raffaele), è utile ricorrere a test da stress fisici e cognitivi, osservando variazioni nella performance che possono segnalare un peggioramento. Altri strumenti utili sono la risonanza magnetica con analisi delle chronic active lesions, e biomarcatori emergenti come i neurofilamenti e la GFAP.
Antonio Gallo (Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”) ha sottolineato che l’obiettivo resta un inizio precoce di terapie ad alta efficacia, capaci di agire sia sulla componente infiammatoria sia, nel lungo termine, sulla progressione della disabilità.





