
Dopo aver riesaminato il suo parere iniziale, il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’European Medicines Agency (EMA) ha raccomandato la concessione di un’autorizzazione all’immissione in commercio per lecanemab per il trattamento del deterioramento cognitivo lieve o della demenza lieve dovuta alla malattia di Alzheimer, limitando però tale indicazione ai pazienti con solo una o nessuna copia di ApoE4.
Questi sono infatti risultati associati a una probabilità minore di sviluppare le cosiddette anomalie di imaging correlate all’amiloide (ARIA) rispetto alle persone con due copie di ApoE4. Il CHMP ha considerato le analisi di sottogruppo che escludevano i dati dei pazienti che portavano due copie del gene ApoE4, caratterizzati da un rischio più elevato di ARIA.
I risultati di queste analisi hanno mostrato che tra i pazienti trattati con lecanemab, l’8,9% di quelli con solo una o nessuna copia di ApoE4 ha manifestato ARIA-E (edema) rispetto al 12,6% di tutti i pazienti e il 12,9% ha manifestato ARIA-H (emorragie) rispetto al 16,9% della popolazione più ampia. Tra i pazienti con una o nessuna copia di ApoE4 trattati con placebo, invece, i tassi sono risultati pari rispettivamente a 1,3% e 6,8% per ARIA-E e ARIA-H.
In termini di efficacia, i benefici di lecanemab nella popolazione ristretta sono risultati in linea con quelli osservati nella popolazione più ampia. Dopo 18 mesi di trattamento, i pazienti trattati hanno avuto un aumento minore del punteggio CDR-SB rispetto a quelli sottoposto al placebo (1,22 contro 1,75), indicativo di un potenziale rallentamento del declino cognitivo.
Il CHMP ha quindi concluso che nei pazienti con deterioramento cognitivo lieve o demenza lieve dovuta alla malattia di Alzheimer con una o nessuna copia di ApoE4 i benefici di lecanemab superano i rischi, a condizione però che siano in atto misure di minimizzazione del rischio per ridurre il rischio di ARIA grave e sintomatica e monitorarne le conseguenze a lungo termine, tra cui un programma di accesso controllato per garantire l’utilizzo solo nella popolazione di pazienti raccomandata e l’obbligo di monitorare il rischio di ARIA con ripetute scansioni MRI. Inoltre, l’azienda produttrice dovrà condurre uno studio di sicurezza post-autorizzazione per caratterizzare ulteriormente il rischio di ARIA-E e ARIA-H e valutare l’efficacia delle misure di minimizzazione del rischio.
Il parere del CHMP sarà ora inviato alla Commissione Europea per la decisione finale sull’autorizzazione all’immissione in commercio nei Paesi UE. Se tale autorizzazione sarà concessa le decisioni sui prezzi e sui rimborsi avranno poi luogo a livello di ciascuno Stato membro, tenendo conto del potenziale ruolo e dell’uso di questo medicinale nel contesto del singolo sistema sanitario nazionale.





