Attività fisica nel lungo periodo associata a un minor rischio di demenza

Redazione By 15 Settembre 2026No Comments
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Livelli più elevati e mantenuti nel tempo di attività fisica si associano a un rischio significativamente inferiore di demenza. È quanto emerge da uno studio prospettico pubblicato su The Lancet Public Health, che ha analizzato i dati di due grandi coorti statunitensi, il Nurses’ Health Study e l’Health Professionals Follow-Up Study, con un follow-up fino a 37 anni (1). Il lavoro affronta alcuni dei principali limiti degli studi precedenti, in particolare la valutazione dell’attività fisica in un singolo momento e il rischio di causalità inversa, cioè che una fase preclinica di deterioramento cognitivo porti a ridurre il movimento prima ancora della diagnosi.

Per l’analisi della demenza sono stati inclusi 63.596 partecipanti del Nurses’ Health Study e 43.440 dell’Health Professionals Follow-Up Study. L’attività fisica discrezionale è stata rilevata mediante questionari ripetuti ogni 2-4 anni e quantificata in MET-ore alla settimana, considerando attività totale, cammino ed esercizio aerobico vigoroso; il sollevamento di pesi è stato invece espresso in ore settimanali. I casi di demenza comprendevano diagnosi riferite dai partecipanti e decessi attribuiti alla malattia, questi ultimi verificati attraverso documentazione clinica, certificati di morte e, quando disponibili, dati autoptici. Per limitare la causalità inversa, l’analisi principale ha applicato un intervallo di quattro anni tra esposizione e outcome; i modelli sono stati inoltre corretti per numerosi fattori demografici, socioeconomici, clinici e comportamentali.

Nel corso di oltre 2,76 milioni di anni-persona sono stati documentati 10.695 casi di demenza. Rispetto ai soggetti nel quartile più basso di attività fisica totale, quelli nel quartile più alto presentavano un rischio inferiore del 28% (HR 0,72; IC 95% 0,68-0,76). Un’associazione inversa emergeva anche per il cammino, con una riduzione del rischio del 24% confrontando il tertile più alto con quello più basso (HR 0,76; IC 95% 0,72-0,80), e per l’esercizio aerobico vigoroso, con una riduzione dell’11% (HR 0,89; IC 95% 0,85-0,93). Anche oltre 30 minuti settimanali di sollevamento pesi erano associati a un rischio più basso rispetto all’assenza di questa attività (HR 0,87; IC 95% 0,83-0,91).

La relazione dose-risposta non era però lineare: la diminuzione del rischio tendeva a raggiungere un plateau intorno a 20 MET-ore alla settimana, suggerendo benefici progressivamente minori alle intensità più elevate. I risultati sono rimasti sostanzialmente coerenti applicando lag di 8 e 12 anni e modificando gli aggiustamenti statistici, rafforzando la robustezza dell’associazione; al contrario, l’attività misurata soltanto molti anni prima non mostrava un’associazione significativa, indicando che la continuità dell’esercizio nel tempo potrebbe essere particolarmente rilevante.

L’interpretazione deve comunque restare prudente. Lo studio è osservazionale e non consente di dimostrare un rapporto causale; attività fisica e parte delle diagnosi di demenza erano inoltre auto-riferite, mentre la popolazione era costituita prevalentemente da professionisti sanitari bianchi, con possibili limiti di generalizzabilità. Nel complesso, tuttavia, la lunga durata del follow-up, le misurazioni ripetute dell’attività e le analisi volte a contenere la causalità inversa sostengono l’ipotesi che mantenere uno stile di vita fisicamente attivo nel corso dell’età adulta possa contribuire alla salute cerebrale e associarsi a un minor rischio di demenza nel lungo periodo.

Bibliografia

1. Li Y, Li Y, Liu Y, et al. Association of long-term physical activity levels with dementia risk and cognitive function in US adults: a prospective cohort study. Lancet Public Health 2026;11(8):e530-e542.