Cenobamato: il PRAC rafforza le raccomandazioni su monitoraggio e gestione del rischio di danno epatico

Redazione By 14 Aprile 2026No Comments
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Il Comitato di farmacovigilanza dell’EMA (PRAC), nella riunione del 7–10 aprile 2026, ha concordato una comunicazione diretta agli operatori sanitari dopo la segnalazione di casi di danno epatico grave, inclusa insufficienza epatica, in pazienti trattati con cenobamato, farmaco antiepilettico indicato come terapia aggiuntiva negli adulti con crisi focali non controllate nonostante almeno due precedenti trattamenti. Secondo quanto riportato dal PRAC, molti episodi si sono verificati in corso di associazione con altri antiepilettici, un contesto clinico frequente nella gestione dell’epilessia farmacoresistente e quindi particolarmente rilevante per i centri specialistici.

La decisione deriva dalla valutazione di nuove informazioni di sicurezza emerse dalla sorveglianza post-marketing e dalla revisione dei casi, che ha portato il Comitato a rafforzare le misure di gestione del rischio attraverso raccomandazioni operative e un aggiornamento delle informazioni di prodotto. In particolare, il PRAC raccomanda di eseguire test di funzionalità epatica prima dell’avvio della terapia e di proseguirli durante tutto il trattamento. In presenza di sintomi suggestivi di danno epatico – come astenia, anoressia, fastidio/dolore nel quadrante superiore destro, urine scure o ittero – è indicata una valutazione clinica tempestiva con ripetizione degli esami di laboratorio; ai pazienti va inoltre raccomandato di richiedere assistenza medica immediata se compaiono segni o sintomi compatibili con epatotossicità.

Sul piano regolatorio, l’aumento degli enzimi epatici era già riportato come reazione avversa comune (fino a 1 su 10), ma a seguito della revisione il PRAC ha raccomandato di aggiungere “danno epatico” come effetto indesiderato raro, con una frequenza stimata fino a 1 su 1.000, insieme ad avvertenze dedicate per pazienti e clinici. Se un danno epatico è sospettato o rilevato, va considerata la riduzione di dose o l’interruzione del trattamento secondo RCP, evitando in generale una sospensione brusca per minimizzare il rischio di crisi “da rimbalzo”, salvo necessità clinica.

Per la pratica neurologica il messaggio è istituzionale ma concreto: in una popolazione spesso in politerapia, il monitoraggio epatico deve diventare sistematico lungo tutto il percorso terapeutico e integrarsi con una sorveglianza clinica attiva dei sintomi, soprattutto nelle fasi di aggiustamento posologico e in presenza di comorbidità o farmaci concomitanti potenzialmente epatotossici. La comunicazione diretta agli operatori sanitari verrà inoltrata al CHMP dell’EMA e, una volta adottata, sarà diffusa dal titolare AIC e pubblicata nei registri nazionali, mentre la farmacovigilanza continuerà a raccogliere e valutare segnalazioni per affinare ulteriormente la caratterizzazione del rischio e le indicazioni di gestione.