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Come riconoscere, ed evitare, i predatory journals

A cura di Fabio Ambrosino By 16 Aprile 2024Aprile 29th, 2024No Comments
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Predatory journals

Quante sono le riviste predatorie (in inglese: predatory journals) negli ambiti delle neuroscienze e della neurologia? Per rispondere a questa domanda un’analisi pubblicata nel 2017 sulla rivista Neuroscience aveva valutato l’ampiezza e la distribuzione geografica del fenomeno in questi settori, mettendo in evidenza una situazione piuttosto preoccupante (1).

I ricercatori avevano infatti identificato 87 riviste predatorie nel campo delle neuroscienze e 101 in ambito neurologico, dove risultavano addirittura numericamente superiori rispetto a quelle legittime (n=73). Inoltre, sebbene nessuno dei predatory journals individuati comparisse nella Directory of Open Access Journals (Doaj), una percentuale compresa tra il 14,9% e il 24,7% di questi risultava indicizzato su PubMed e PubMed Central.

“Questo è motivo di particolare preoccupazione per la salute pubblica, poiché la pratica clinica si basa sui risultati degli articoli accademici”, scrivevano gli autori dello studio. L’open access predatorio è infatti un modello di business editoriale che sfrutta il sistema dell’open access in modo ingannevole, addebitando tariffe di pubblicazione in assenza di servizi editoriali trasparenti. In molti casi questa pratica risulta quindi nella pubblicazione di lavori non sottoposti a un rigoroso processo di revisione tra pari.

Poichè si tratta di articoli a cui vengono attribuite citazioni reali, tuttavia, questi lavori finiscono per contaminare gli indici delle riviste legittime e minare la credibilità dell’editoria scientifica. Non a caso attualmente molte istituzioni, tra cui i National Institutes of Health degli Stati Uniti, raccomandano di non pubblicare i risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici su predatory journals (2).

Ma quali sono i criteri utili per riconoscere una rivista predatoria? Una checklist è stata proposta da David Moher e altri colleghi nel 2017 (3). Secondo gli autori nella maggior parte dei casi queste riviste sono caratterizzate da fattori quali un sito web pieno di errori ortografici e grammaticali, un ambito disciplinare molto vasto e poco focalizzato, la promessa di una rapida pubblicazione, la mancanza di informazioni sulla gestione dei manoscritti o sulla stabilità dell’accesso ai contenuti e, in ultimo, da tariffe per la pubblicazione degli articoli troppo basse.

Secondo molti esperti per arginare il fenomeno dei predatory journals il primo passo sarebbe proprio quello di dotare gli autori degli studi degli strumenti conoscitivi necessari per orientarsi correttamente nel mondo dell’editoria scientifica. “La maggior parte dei ricercatori non ha una formazione utile a sviluppare competenze in merito al processo di pubblicazione della ricerca e alle sue implicazioni etiche – scrive Luca De Fiore, editore scientifico, nel suo ultimo libro Sul pubblicare in medicina. Impact factor, open access, peer review, predatory journal e altre creature misteriose – pertanto potrebbe non essere in grado di capire esattamente se una rivista stia tenendo una condotta legittima o meno”.

“Per i ricercatori all’inizio della carriera o per coloro che non conoscono l’esistenza o le caratteristiche delle riviste predatorie, può essere difficile distinguerle. Tuttavia, il fatto che le riviste predatorie offrano un costo di pubblicazione almeno 18 volte inferiore a quello delle riviste non predatorie, può essere attraente per gli autori non informati e per coloro che dispongono di risorse limitate”.

Del problema dei predatory journals e delle altre sfide del medical publishing si è parlato nel corso di un incontro online gratuito organizzato da CardioInfo in collaborazione con Open Access Medicine e l’European Association of Science Editors (EASE), in cui De Fiore ha diagloato con Roberta Voci, studentessa di medicina e chirurgia e rappresentante di Open Access Medicine, Federica Ilardi, chair degli Italian Cardiologists of Tomorrow (ICOT-SIC Young) e Giuseppe Di Pasquale, editor del Giornale Italiano di Cardiologia. La registrazione dell’evento è disponibile a questo link.

Bibliografia

1. Manca A, Martinez G, Cugusi L, et al. The surge of predatory open-access in neurosciences and neurology. Neuroscience 2017; https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2017.04.014.
2. National Institutes of Health. Statement on Article Publication Resulting from NIH Funded Research. Pubblicato il 3 Novembre 2017.
3. Moher D, Shamseer L, Cobey KD, et al. Stop this waste of people, animals and money. Nature. 2017; 549:23-25.