Cresce il rifiuto dell’iniezione di vitamina K alla nascita

Redazione By 24 Marzo 2026No Comments
Dai congressiNewsSpeciali
vitamina k nascita

Il rifiuto dell’iniezione di vitamina K alla nascita, pratica preventiva consolidata per ridurre il rischio di emorragie da carenza di vitamina K, sta aumentando a livello internazionale e potrebbe tradursi in un carico neurologico evitabile nei primi mesi di vita. È il messaggio che emerge dall’anticipazione dei risultati di una revisione sistematica, basata su 25 studi e circa due decenni di dati internazionali, che sarà presentata all’American Academy of Neurology Annual Meeting 2026, in programma da 18 al 22 aprile a Chicago.

Pur restando relativamente basso (in molti ospedali degli Stati Uniti sotto l’1%), il rifiuto mostra segnali di crescita: in Minnesota è passato dallo 0,9% nel 2015 all’1,6% nel 2019; in California, Connecticut e Iowa i tassi riportati nel 2018–2019 variavano dallo 0,2% all’1,3%, con oltre metà del personale ospedaliero che percepiva un aumento. Fuori dagli Stati Uniti, la revisione riporta rifiuti tra 1% e 3% in Canada, Nuova Zelanda e Scozia, e oltre il 30% in alcuni birth center.

Il dato che più interessa il neurologo riguarda gli esiti: i neonati che non ricevono la vitamina K risultano 81 volte più a rischio di emorragie da carenza di vitamina K. Nelle casistiche analizzate, circa il 63% dei neonati che avevano sviluppato queste condizioni presentava sanguinamento cerebrale, circa il 14% dei bambini è deceduto e circa il 40% ha sviluppato disabilità neurologiche a lungo termine, tra cui deficit cognitivi, crisi epilettiche o disturbi motori.

Il rifiuto della vitamina K sembra inoltre inserirsi in una più ampia esitazione verso l’assistenza sanitaria: negli USA i genitori che rifiutavano la vitamina K erano 90 volte più propensi a rifiutare sia il vaccino anti-epatite B sia la profilassi oculare; in Canada e Nuova Zelanda il rifiuto si associava a maggiori probabilità di mancata vaccinazione nei mesi successivi. Le motivazioni richiamate includono timore del dolore, dubbi su conservanti e adesione a informazioni non accurate.

“La vitamina K alla nascita è sicura ed efficace”, ha sottolineato la prima autrice Kate Semidey (Florida International University, Miami), aggiungendo che l’aumento dei rifiuti è “preoccupante” anche per l’impatto potenzialmente prevenibile sulle lesioni cerebrali. E prosegue: “I nostri risultati indicano un bisogno urgente di offrire consulenza prenatale”, per aiutare i genitori a comprendere la capacità della vitamina K di ridurre il rischio di danno neurologico e le sue conseguenze permanenti.

Gli autori ricordano infine un limite intrinseco: la revisione sintetizza studi pubblicati e non segue prospetticamente i neonati, quindi non quantifica il rischio individuale con precisione. In futuro, dati prospettici e interventi strutturati di counseling prenatale potrebbero chiarire meglio i determinanti del rifiuto e misurare l’efficacia di strategie mirate nel ridurre eventi di emorragia intracranica prevenibili.