Dalle bande oligoclonali al κ-Index: l’evoluzione dei biomarcatori nella sclerosi multipla

Redazione By 24 Febbraio 2026No Comments
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Nel percorso diagnostico della sclerosi multipla, l’analisi del liquido cerebrospinale resta un passaggio decisivo quando clinica e risonanza magnetica non consentono una classificazione univoca o quando serve consolidare la diagnosi ed escludere condizioni alternative. In questo contesto, una rassegna pubblicata di recente su Rivista di Neurologia ha fatto il punto sull’ingresso del κ-Index nei criteri diagnostici di McDonald 2024 e sul suo rapporto con le bande oligoclonali IgG (OCB), ancora riferimento storico per documentare la sintesi intratecale di immunoglobuline (1).

La rassegna ripercorre la logica “quantitativa” del κ-Index, basata sul dosaggio delle catene leggere libere κ in siero e liquor e sulla correzione per la permeabilità della barriera emato-liquorale tramite il quoziente dell’albumina. Ne deriva un indice numerico pensato per catturare la sintesi intratecale in modo più automatizzabile rispetto all’approccio elettroforetico delle OCB. Sul piano pratico, ciò può tradursi in una riduzione della variabilità legata all’operatore e in un miglior allineamento con piattaforme analitiche già diffuse nei laboratori. Sul piano clinico, in un parametro riproducibile da integrare con storia clinica e RM, soprattutto nei casi “grigi” in cui il contributo del liquor è determinante.

Sul fronte delle evidenze, gli autori richiamano metanalisi, documenti di consenso e dati in pratica clinica che indicano una sostanziale sovrapposizione di accuratezza tra approcci basati su κ-FLC/κ-Index e OCB, con concordanza elevata ma non completa. Proprio questa area di discordanza spiega perché, in una minoranza di pazienti, l’esecuzione mirata di entrambi i test possa mantenere un valore aggiunto, non come duplicazione sistematica ma come scelta ragionata quando il quadro clinico-radiologico resta incerto.

Le ricadute cliniche discusse sono quindi soprattutto di appropriatezza e governance diagnostica. L’adozione del κ-Index può favorire un accesso più uniforme a un marker di infiammazione intratecale, ma la rassegna sottolinea che la semplificazione analitica non deve trasformarsi in automatismo diagnostico. Restano nodi aperti: la variabilità dei cut-off tra piattaforme e popolazioni, l’interpretazione in presenza di marcata alterazione della barriera e le possibili interferenze in condizioni ematologiche come le gammapatie monoclonali. Da qui l’indicazione a rafforzare studi prospettici multicentrici “real-life” per armonizzare soglie operative e chiarire se, oltre al valore diagnostico, l’indice possa offrire informazioni utili anche in chiave prognostica o di stratificazione.

In questo contesto diventano fondamentali formazione e confronto multidisciplinare. Un esempio in questo senso è il workshop “Neurofilamenti nella Sclerosi Multipla: dalla ricerca alla pratica clinica”, in programma a Roma (Policlinico Tor Vergata) il 31 marzo 2026, propone esplicitamente un confronto sui biomarcatori nel quadro di algoritmi integrati con imaging e decisioni terapeutiche. L’iniziativa riflette bene la direzione indicata dalla rassegna: meno contrapposizioni tra test e più integrazione tra dati liquorali, biomarcatori periferici e RM per rendere il percorso diagnostico più robusto e condiviso tra discipline.

Bibliografia

1. Franciotta D, Mancinelli L, Boso F, Casagrande S, Giometto B. Diagnosi di sclerosi multipla: bande oligoclonali e κ-Index all’interno dei criteri di McDonald 2024. Riv Neurol 2025;2(4):189-195. doi 10.1727/4630.46390.