Demenza avanzata, THC e CBD riducono rapidamente l’agitazione nel trial LiBBY

Redazione By 17 Luglio 2026No Comments
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Una combinazione orale di tetraidrocannabinolo e cannabidiolo potrebbe offrire una nuova opzione per il trattamento dell’agitazione nelle persone con demenza avanzata prossime alla fine della vita. È quanto emerge da uno studio presentato all’Alzheimer’s Association International Conference 2026 (AAIC 2026) – tenutasi a Londra dal 12 al 16 luglio – che ha valutato efficacia e sicurezza di una formulazione THC/CBD in pazienti eleggibili alle cure hospice. L’agitazione rappresenta uno dei sintomi neuropsichiatrici più difficili da gestire nelle fasi terminali della demenza e può manifestarsi con irrequietezza, vocalizzazioni ripetute, aggressività o marcata sofferenza emotiva.

Il trial LiBBY, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 120 persone con malattia di Alzheimer o altre forme di demenza e agitazione clinicamente significativa. L’età media era di circa 80 anni, il 55% dei partecipanti era di sesso femminile e il 75% viveva in comunità. I pazienti sono stati assegnati per 12 settimane a placebo oppure a una combinazione di THC e CBD disciolta in olio digeribile, con titolazione dalla metà della dose nella prima settimana fino a 4 mg di THC e 200 mg di CBD due volte al giorno. L’endpoint primario era la variazione dell’agitazione alla Cohen-Mansfield Agitation Inventory dopo due settimane; tra gli endpoint secondari figuravano la persistenza dell’effetto a 12 settimane e il miglioramento clinico globale.

Il trattamento ha determinato una riduzione dell’agitazione superiore al placebo già dopo due settimane, con una differenza media di 6,27 punti, mantenuta e ampliata fino a 8,23 punti alla dodicesima settimana. Il miglioramento clinico globale è stato osservato nell’83,9% dei pazienti trattati contro il 30,5% dei controlli a due settimane e nell’87,2% contro il 23,6% a dodici settimane. La frequenza complessiva degli eventi avversi è risultata simile nei due gruppi, pari al 46,7% con THC/CBD e al 42,4% con placebo. Gli eventi avversi gravi sono stati più frequenti nel braccio attivo, ma nessuno è stato ritenuto correlato al farmaco.

I risultati sono clinicamente rilevanti perché riguardano una popolazione spesso esclusa dagli studi controllati e per la quale le opzioni farmacologiche restano limitate. Benzodiazepine, oppioidi e antipsicotici vengono frequentemente impiegati off label, ma comportano rischi importanti e non sempre controllano adeguatamente i sintomi. La combinazione THC/CBD non sostituisce tuttavia gli interventi non farmacologici, che restano il primo approccio, né consente ancora conclusioni definitive sull’uso routinario. La dimensione ridotta del campione, la durata di 12 settimane e la maggiore incidenza di eventi gravi nel gruppo trattato richiedono conferme in studi più ampi. Il trial dimostra però che una ricerca rigorosa è possibile anche nella demenza terminale e apre una prospettiva concreta per migliorare comfort, dignità e qualità dell’assistenza nelle fasi più fragili della malattia.