
Un recente studio del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale Lazio – ASL Roma 1 (DEP Lazio), pubblicato su Social Science & Medicine, ha messo in luce un’associazione tra il livello di istruzione e il rischio di sviluppare demenza e l’utilizzo dei servizi sanitari dopo la diagnosi (1). Si tratta della prima indagine di questa portata condotta in Italia, basata sui dati della Regione Lazio e su un follow-up decennale di oltre due milioni di persone tra i 50 e i 90 anni.
I ricercatori hanno combinato dati censuari con informazioni provenienti da registri ospedalieri, farmaceutici ed emergenziali, identificando i casi di demenza tramite un algoritmo validato. L’analisi ha mostrato che gli individui con basso livello di istruzione sono risultati associati a un rischio di sviluppare demenza più che doppio rispetto ai laureati già nella fascia 50-64 anni, con un gradiente che si attenua alle età più avanzate ma rimane comunque evidente. La differenza è leggermente più marcata nelle donne giovani, pur riducendosi oltre i 65 anni.
Oltre all’incidenza, lo studio ha valutato il ricorso ai servizi sanitari tra i pazienti con nuova diagnosi. I soggetti meno istruiti risultano maggiormente esposti a ricoveri ospedalieri, inclusi quelli potenzialmente evitabili, e ad accessi in pronto soccorso. Se una parte di queste differenze è spiegata dalla presenza di comorbidità preesistenti, gli accessi in emergenza mantengono un divario sostanziale anche dopo gli aggiustamenti, indicando che fattori non clinici — come alfabetizzazione sanitaria, disponibilità di caregiver e capacità di gestione domiciliare — potrebbero giocare un ruolo decisivo.
Per i neurologi clinici, questi risultati sottolineano come l’istruzione non sia solo un indicatore socioeconomico, ma anche un fattore associato alla riserva cognitiva, all’aderenza terapeutica e al percorso assistenziale. In un’ottica di sanità pubblica, il messaggio è chiaro: ridurre le disuguaglianze educative potrebbe avere effetti sia sulla prevenzione primaria, attraverso politiche educative e promozione di stili di vita salutari, sia sulla gestione successiva, garantendo supporto a pazienti e caregiver per evitare un ricorso eccessivo alle cure emergenziali.
Bibliografia
1. Cristofalo A, Cascini S, Cesaroni G, et al. Educational disparities in dementia incidence and healthcare utilization: evidence from a cohort study in Italy. Social Science & Medicine 2025; 380:118233.





