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DSM-5-TR: ancora troppi i conflitti di interesse non dichiarati

A cura di Fabio Ambrosino By 15 Gennaio 2024No Comments
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Conflitti di interesse-DSM

Una parte considerevole dei medici che ha lavorato allo sviluppo del DSM-5-TR, l’ultima versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali pubblicato dall’American Psychiatric Association, aveva dei conflitti di interesse di tipo finanziario.

È quanto emerge da un’analisi, pubblicata qualche giorno fa sul British Medical Journal, che ha valutato i legami con l’industria dei membri del panel e delle task force coinvolti nella redazione del manuale diagnostico (1).

Fin dalla sua prima versione, pubblicata nel 1952, il DSM ha l’obiettivo di standardizzare i criteri sintomatologici e codificare le patologie in ambito psichiatrico. Spesso definito come la “bibbia” dei disturbi psichiatrici, il manuale svolge – soprattutto negli Stati Uniti – un ruolo centrale nell’approvazione di nuovi farmaci psichiatrici e nell’estensione dell’esclusività dei brevetti, influenzando l’intero sistema della salute mentale. L’influenza dell’industria farmaceutica sulla redazione del DSM può quindi avere un profondo impatto sulla salute pubblica, ad esempio ampliando le categorie diagnostiche e influenzando le decisioni riguardanti i trattamenti.

Per valutare i possibili conflitti di interesse degli esperti che hanno contribuito alla redazione del DSM-5-TR – l’ultima versione del manuale, diffusa nel 2022 – gli autori dell’analisi pubblicata sul BMJ hanno preso in considerazione 92 medici operanti negli Stati Uniti che avevano fatto parte del panel (n=86) o di una task force (n=6) del DSM-5-TR e per i quali erano disponibili informazioni relative al periodo di sviluppo del manuale, tra il 2016 e il 2019, nel database Open Payments.

È emerso che dei 92 individui considerati il 59,8% (55 persone) aveva ricevuto pagamenti dall’industria nel periodo considerato, per un totale di 14,2 milioni di dollari (circa 13 milioni di euro).

Le categorie di pagamento più comuni riguardavano cibi e bevande, seguite da spese di viaggio e consulenze. Più di un terzo dei medici considerati aveva poi ricevuto “pagamenti per servizi diversi dalla consulenza, compresi quelli relativi a docenze e interventi a eventi non ECM”. La maggior parte dei pagamenti consisteva invece in finanziamenti per la ricerca (≥70% in tutti gli anni analizzati).

L’impatto dei conflitti di interesse finanziari sulla qualità della letteratura scientifica è ben noto, con diversi studi che hanno messo in evidenza come questi contribuiscano a influenzare il lavoro di medici e ricercatori (2). Ad esempio, è stato recentemente riportato che le meta-analisi sugli antidepressivi che hanno un autore che lavora per l’azienda produttrice del farmaco oggetto dello studio hanno una probabilità di 22 volte inferiore di arrivare a conclusioni negative (3).

“Data l’enorme influenza delle linee guida diagnostiche e terapeutiche – concludono gli autori dell’analisi pubblicata sul BMJ – gli standard per la partecipazione al panel dovrebbero essere elevati. I conflitti di interesse tra i membri del panel e delle task force del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dovrebbero essere priobiti. Qualora non siano disponibili individui indipendenti con l’esperienza necessaria le persone con legami con l’industria dovrebbero poter offrire consulenze, ma senza avere autorità decisionale sulle revisioni o sull’inclusione di nuovi disturbi”.

Bibliografia

1. Davis L C, Diianni A T, Drumheller S R, et al. Undisclosed financial conflicts of interest in DSM-5-TR: cross sectional analysis. BMJ 2024; 384: e076902.
2. Bekelman JE, Li Y, Gross CP. Scope and impact of financial conflicts of interest in biomedical research: a systematic review. JAMA 2003; 289: 454-65.
3. Ebrahim S, Bance S, Athale A, et al. Meta-analyses with industry involvement are massively published and report no caveats for antidepressants. J Clin Epidemiol 2016; 70:155-63.