Epilessia e ipoacusia, dagli apparecchi acustici un possibile effetto protettivo sul rischio di demenza

Redazione By 27 Giugno 2026No Comments
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La relazione tra perdita uditiva, declino cognitivo e rischio di demenza torna al centro del dibattito neurologico al 12° Congresso della European Academy of Neurology (EAN 2026), in corso a Ginevra. Un nuovo studio presentato da Carolina Ferreira-Atuesta, physician-neuroscientist dell’University Hospital Zurich, suggerisce che l’uso di apparecchi acustici potrebbe associarsi a una riduzione del rischio di demenza in un sottogruppo particolarmente vulnerabile: gli adulti con epilessia e ipoacusia.

Il lavoro parte da un presupposto ormai consolidato nella prevenzione del deterioramento cognitivo: la perdita uditiva rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili per demenza. Resta tuttavia controverso se la correzione dell’ipoacusia mediante apparecchi acustici sia effettivamente in grado di ridurre tale rischio, soprattutto nei pazienti con comorbidità neurologiche, metaboliche o cardiovascolari già associate a una maggiore vulnerabilità cognitiva.

Per esplorare questa ipotesi, i ricercatori dell’University Hospital Zurich e dell’University of Liverpool hanno analizzato le cartelle cliniche elettroniche di oltre 250 milioni di pazienti incluse nella rete TriNetX. Sono stati confrontati adulti con ipoacusia che utilizzavano apparecchi acustici con soggetti con caratteristiche cliniche simili che non li utilizzavano. L’analisi ha riguardato sia la popolazione complessiva con perdita uditiva sia sottogruppi con epilessia, ictus, diabete di tipo 2, malattia renale cronica, scompenso cardiaco, emicrania e osteoartrosi.

Nel complesso della popolazione con ipoacusia non è emersa un’associazione significativa tra uso di apparecchi acustici e rischio di demenza. Risultati analoghi sono stati osservati nei sottogruppi con ictus, emicrania, diabete, malattia renale cronica, scompenso cardiaco e osteoartrosi. Il dato più rilevante riguarda invece i pazienti con epilessia e perdita uditiva: in questo gruppo, l’uso di apparecchi acustici è risultato associato a una riduzione del 23% del rischio di demenza. In termini assoluti, il beneficio corrispondeva a una riduzione del rischio di 2,7 punti percentuali nell’arco di cinque anni, pari a un caso di demenza in meno ogni 37 persone trattate con apparecchi acustici.

Secondo Ferreira-Atuesta, la specificità del risultato per l’epilessia è uno degli aspetti più sorprendenti dello studio. I ricercatori ipotizzano che il fenomeno possa essere spiegato dal concetto di riserva cognitiva, ovvero la capacità del cervello di mantenere un funzionamento efficace nonostante l’invecchiamento o il danno patologico. Nei pazienti con epilessia, tale riserva può essere già compromessa da un declino cognitivo accelerato, dal coinvolgimento delle strutture temporali implicate anche nei processi uditivi e, in alcuni casi, dagli effetti dei farmaci anticrisi sulla funzione uditiva. In questo contesto, correggere l’ipoacusia potrebbe ridurre un ulteriore carico cognitivo.

Le implicazioni cliniche sono immediate, pur con la prudenza richiesta da uno studio osservazionale, che non consente di stabilire un nesso causale. Nei pazienti con epilessia, già seguiti regolarmente dai servizi neurologici, lo screening dell’udito potrebbe essere integrato con relativa facilità nei percorsi di cura. Al di là del potenziale effetto sul rischio di demenza, il trattamento dell’ipoacusia ha benefici documentati su comunicazione, umore e partecipazione sociale.

I dati presentati all’EAN Congress 2026 indicano quindi una possibile area di prevenzione mirata nella popolazione epilettica con perdita uditiva. Saranno necessari studi prospettici per chiarire se l’uso di apparecchi acustici possa contribuire direttamente alla protezione della salute cerebrale a lungo termine, ma il messaggio clinico è già rilevante: identificare e correggere l’ipoacusia nei pazienti con epilessia potrebbe rappresentare un intervento semplice, a basso rischio e potenzialmente significativo.