
La demenza rappresenta una delle sfide di sanità pubblica più complesse e urgenti del nostro tempo. L’Italia, con un’età media tra le più elevate al mondo, si trova in prima linea ad affrontare questa crescente emergenza epidemiologica. Un recente articolo, pubblicato su BMJ Public Health, offre un’analisi sulla risposta del sistema sanitario italiano, concentrandosi sulle attività del Fondo Italiano per la Malattia di Alzheimer e le Demenze (FIMAD) nel triennio 2021-2023 (1).
La revisione ha esaminato le iniziative nazionali in relazione al Global Action Plan della World Health Organization e alle strategie europee, fornendo una fotografia dettagliata dei progressi raggiunti e delle lacune ancora esistenti. Tra i risultati più significativi emerge una maggiore standardizzazione dei percorsi di cura, un traguardo fondamentale per garantire uniformità nell’assistenza e nella diagnosi su tutto il territorio nazionale. La mappatura dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) e degli altri servizi di supporto ha fornito un quadro chiaro e prezioso, utile a orientare le future politiche sanitarie.
Un dato particolarmente rilevante per la pratica clinica, poi, è la stima che quasi il 40% dei casi di demenza in Italia possa essere attribuito a fattori di rischio modificabili. Questo risultato non solo sottolinea l’importanza della prevenzione, ma rafforza anche il ruolo del clinico nel gestire attivamente fattori come ipertensione, diabete e obesità, elementi chiave nel quadro della salute cerebrale.
Tuttavia, l’analisi non nasconde le fragilità del sistema. Il principale punto critico emerso è la profonda disparità regionale nella disponibilità e nella qualità dei servizi di assistenza. Questa disomogeneità mina l’equità nell’accesso alle cure e rende la gestione della malattia una sfida complessa per pazienti e professionisti, a seconda della loro area geografica. Per il sistema sanitario nel suo complesso, questa lacuna indica la necessità di investimenti mirati e di strategie di governance capaci di superare le barriere territoriali e garantire un’assistenza uniforme.
Le conclusioni del documento offrono una prospettiva duale. Da un lato, il modello italiano è un esempio di come un’iniziativa nazionale possa allinearsi efficacemente alle strategie globali, generando risultati concreti. Dall’altro, i dati sulle disuguaglianze e sulla necessità di una maggiore integrazione tra i servizi sanitari e sociali indicano la direzione per i futuri interventi. La lotta contro la demenza è una sfida a lungo termine che richiede un impegno costante, una collaborazione sinergica tra tutte le figure professionali e una pianificazione strategica che ponga l’equità al centro di ogni azione. Questo studio rappresenta un punto di riferimento scientifico per informare non solo i policy maker in Italia, ma anche i Paesi che affrontano sfide demografiche simili.
Bibliografia
1. Ancidoni A, Salemme S, Marconi D, et al. Advancing dementia care: a review of Italy’s public health response within the WHO Global Action Plan and European strategies. BMJ Public Health 2025;3:e002250.





