
La variabilità della frequenza cardiaca (HRV) durante il sonno può essere un marker precoce di future condizioni di salute tra cui ictus, depressione e disfunzioni cognitive. Questo è il risultato di uno studio presentato all’undicesimo Congresso dell’European Academy of Neurology (EAN) in corso a Helsinki, e condotto dal Dipartimento di Neurologia dell’Inselspital (Berna, Svizzera).
La HRV rappresenta la fluttuazione degli intervalli tra battiti cardiaci: di giorno tende a essere associato a un’attività più alta, mentre nella fase di sonno profondo si riduce, riflettendo un’attivazione parasimpatica fisiologica orientata al recupero. In questo studio, basato su una coorte di 4.170 adulti, con un follow-up complessivo di oltre 13.000 anni-persona, specifici pattern di HRV notturna sono risultati associati a condizioni cliniche future: una variabilità elevata e irregolare ha preceduto l’insorgenza di eventi cerebrovascolari; una persistentemente bassa è stata osservata in soggetti che successivamente hanno sviluppato depressione; valori elevati ma con anomalie frequenziali sono stati associati a disordini metabolici, cardiovascolari ed endocrini.
“L’HRV è importante per la salute cerebrale e generale perché riflette il grado di autoregolazione dell’organismo, soprattutto attraverso l’attività del sistema nervoso autonomo”, ha spiegato l’autrice principale dello studio, Irina Filchenko dell’University Hospital of Bern. “Questo sistema controlla processi vitali inconsci come la respirazione, la digestione e il tono muscolare, aiutando il corpo a mantenere l’equilibrio e ad adattarsi alle richieste interne ed esterne”.
Filchenko ha inoltre osservato che: “Alcuni partecipanti avevano un sonno ‘normale’ secondo i criteri tradizionali, con poca frammentazione del sonno e l’equilibrio previsto delle fasi del sonno. Tuttavia, l’HRV ha raccontato una storia diversa, rilevando rischi che le comuni metriche del sonno non hanno colto. Ciò suggerisce che dobbiamo ripensare al modo in cui definiamo e misuriamo il sonno ottimale”.
Secondo i ricercatori, le implicazioni di questo studio sono ampie anche per l’applicazione clinica. La crescente disponibilità di dispositivi indossabili potrebbe permettere, in futuro, di monitorare stabilmente la HRV nel contesto della prevenzione primaria. Per Filchenko, “la capacità di rilevare modifiche precoci nella regolazione neurovegetativa potrebbe offrire un vantaggio critico nella prevenzione di condizioni a elevato impatto, come l’ictus o la demenza.”
I risultati ottenuti rafforzano la centralità del sonno come processo attivo nella fisiopatologia neurologica. “Il messaggio più ampio è che la salute cerebrale si costruisce anche durante il sonno” ha concluso Filchenko. “Alterazioni solo apparentemente silenti potrebbero fornire informazioni cruciali per intervenire prima della comparsa dei sintomi.”





