Ictus ischemico: propranololo riduce il rischio nelle donne?

Redazione By 31 Gennaio 2025No Comments
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Propranololo è stato associato a una riduzione del rischio di ictus ischemico nelle pazienti a cui era prescritto per la prevenzione dell’emicrania. Questo è il risultato di uno studio preliminare che sarà presentato alla International Stroke Conference 2025, organizzata dal 5 al 7 febbraio a Los Angeles dall’American Stroke Association.

Propranololo è un betabloccante utilizzato per trattare l’ipertensione e prevenire l’emicrania, una condizione comune nella popolazione generale che nelle donne ha un’incidenza maggiore: il rapporto rispetto agli uomini che ne soffrono è di tre a uno. Secondo gli autori dello studio, inoltre, l’emicrania è associata in modo sproporzionato alle donne provenienti da comunità storicamente svantaggiate, e questa disparità può avere un impatto sulla capacità di raggiungere gli obiettivi di istruzione o di mantenere un’occupazione stabile. Gli autori dello studio temono che i nuovi trattamenti, sebbene si siano dimostrati efficaci, potrebbero non essere accessibili ad alcune fasce di popolazione a causa dei costi elevati.

“L’emicrania è un fattore di rischio spesso ignorato per i problemi cardiovascolari”, ha dichiarato l’autore principale dello studio Mulubrhan Mogos della Vanderbilt University School of Nursing di Nashville, Tennessee. “Molte donne soffrono di emicrania ed è importante notare che il propranololo può essere utile per loro, in particolare per quelle che soffrono di emicrania senza aura”.

Per questo studio studio, Morgos e colleghi hanno esaminato più di tre milioni di cartelle cliniche elettroniche provenienti da due grandi database – il Synthetic Derivative gestito dal Vanderbilt University Medical Cente e l’All of Us Research Program del National Institutes of Health (NIH) – e hanno valutato se i soggetti erano stati trattati con propranololo per l’emicrania e se tale trattamento avesse avuto un impatto sul rischio di ictus.

“Inizialmente abbiamo esaminato l’effetto di propranololo sull’ictus complessivo e poi sull’ictus ischemico nello specifico. Abbiamo affinato ulteriormente la nostra analisi controllando i possibili confondenti e abbiamo scoperto che l’associazione è significativa e più forte per l’ictus ischemico”, ha spiegato Mogos.

Lo studio ha mostrato che il rischio relativo di sviluppare un ictus è stato ridotto del 52% per le donne che assumevano il farmaco nell’analisi di un database e del 39% nell’altra. Non è stata osservata alcuna riduzione del rischio di ictus negli uomini in entrambi i gruppi di analisi.

Il limite principale è che si è trattato di una revisione di dati presi da cartelle cliniche elettroniche, che possono contenere bias e errori di classificazione. Ma Tracy Madsen, presidente dell’American Heart Association Clinical Cardiology e affiliata alla University of Vermont, esterna allo studio, ha commentato favorevolmente i risultati: “L’emicrania senza aura può essere spesso trascurata come fattore di rischio per l’ictus, soprattutto nelle donne, per le quali l’emicrania è un fattore di rischio più robusto rispetto agli uomini”.

“I risultati dello studio non sono sorprendenti, dal momento che abbiamo forti evidenze che farmaci simili al propranololo usati per trattare la pressione sanguigna riducono sostanzialmente il rischio di ictus”, ha continuato Madsen. “Le conclusioni sono però potenzialmente molto utili per le donne che soffrono di emicrania frequente, in quanto suggeriscono che abbiamo una buona opzione farmacologica che aiuta a prevenire sia l’emicrania che l’ictus. Questo studio è un ottimo esempio delle importanti informazioni che si possono ottenere studiando separatamente donne e uomini: possiamo sfruttare le note differenze di sesso nei fattori di rischio di ictus e passare a una cura più personalizzata”.