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Ictus, nuovi dati sul posizionamento della testa dei pazienti in attesa di trombectomia

Redazione By 8 Febbraio 2024No Comments
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Nei pazienti con ictus ischemico in attesa di trombectomia, il posizionamento della testa a 0 gradi – invece che a 30 gradi – si associa a minori deficit neurologici nella prima settimana dopo le dimissioni.

È quanto suggeriscono i risultati di un’interim analysis del trial clinico randomizzato ZODIAC presentati ieri all’International Stroke Conference 2024 (ISC24), in corso a Phoenix dal 7 al 9 febbraio.

Nello studio ZODIAC (Zero Degree Head Positioning in Acute Large Vessel Ischemic Stroke), i ricercatori hanno utilizzato la National Institutes of Health Stroke Scale (NIHSS) – che analizza coscienza, visione, linguaggio, forza muscolare e perdita sensoriale – per valutare gli outcome di 92 pazienti con ictus ischemico acuto causato da un’occlusione dei grandi vasi, i quali sono stati randomizzati per essere posizionati con la testa a 0 gradi o a 30 gradi prima dell’intervento chirurgico di trombectomia.

I soggetti reclutati, provenienti da 12 centri statunitensi, sono stati sottoposti a valutazioni NIHSS ripetute ogni 10 minuti fino all’esecuzione della trombectomia, con un punteggio NIHSS finale valutato immediatamente prima del posizionamento sul tavolo operatorio, e in seguito a 24 ore dall’intervento e a sette giorni dalla dimissione.

I risultati dell’interim analysis hanno messo in evidenza come il posizionamento della testa a 0 gradi prima della trombectomia si associasse – 24 ore dopo l’intervento e a sette giorni dalla dimissione – a minori deficit neurologici misurati attraverso la NIHSS rispetto ai pazienti con posizionamento della testa a 30 gradi.

“A tre mesi dall’intervento non c’era alcuna differenza nei risultati tra i due i gruppi – ha dichiarato Anne W. Alexandrov, responsabile dello studio presso il The University of Tennessee Health Science Center di Memphis – ma è comunque eccitante vedere che siamo stati in grado di dimettere i pazienti dall’ospedale con meno disabilità che necessitavano una riabilitazione“.