
L’inquinamento atmosferico rappresenta una crescente minaccia per la salute globale, con evidenze sempre più consistenti che lo collegano non solo alle patologie respiratorie e cardiovascolari, ma anche a quelle neurodegenerative.
Di recente sono stati pubblicati due nuovi studi italiani che hanno esplorato questa relazione. Il primo studio, coordinato dall’IRCCS Neuromed di Pozzilli e pubblicato su npj Parkinson’s Disease, ha indagato il legame tra l’esposizione al particolato fine (PM10) e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson (1). Utilizzando i dati del progetto epidemiologico Moli-sani, che ha seguito per 20 anni circa 25.000 adulti residenti in Molise, i ricercatori hanno ricostruito l’esposizione individuale al PM10 attraverso modelli geostatistici basati sui dati dell’ARPA Molise e l’hanno incrociata con l’incidenza di Parkinson.
Il secondo studio, pubblicato sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health, si è invece concentrato sulla Valle del Sacco, nel Lazio: un Sito di Interesse Nazionale (SIN) caratterizzato da un’elevata concentrazione di inquinanti atmosferici (2). Il Dipartimento di epidemiologia del Sistema Sanitario della Regione Lazio – ASL Roma 1 ha condotto una coorte retrospettiva su quasi 300.000 residenti di età superiore ai 40 anni, analizzando l’associazione tra l’esposizione a vari inquinanti (PM10, PM2.5, biossido di azoto, benzene, ozono, biossido di zolfo) e l’incidenza di demenza e Parkinson. L’esposizione è stata stimata con modelli ambientali ad alta precisione e i casi di malattie neurodegenerative sono stati identificati tramite dati sanitari regionali.
I risultati di entrambi gli studi convergono nell’identificare un’associazione tra inquinamento atmosferico e malattie neurodegenerative. In particolare, entrambi evidenziano il ruolo del particolato, sebbene con alcune sfumature: lo studio Moli-sani si concentra sul PM10 e il Parkinson, mentre lo studio della Valle del Sacco associa il PM2.5 sia al Parkinson che alla demenza, con un’associazione più marcata tra demenza e benzene, biossido di azoto e particolato fine.
In entrambi i casi i ricercatori fanno anche riferimento a possibili meccanismi biologici che potrebbero mediare la relazione tra inquinamento atmosferico e neurodegenerazione. Nello studio condotto sui dati del progetto Moli-sani si evidenzia il ruolo potenziale della lipoproteina(a) come mediatore tra l’esposizione al PM10 e il rischio di Parkinson, suggerendo un legame con il rischio cardiovascolare e il trasporto del colesterolo.
Gli autori dello studio sulla Valle del Sacco, invece, richiamano un corpus crescente di evidenze biologiche che indicano come l’infiammazione sistemica cronica, lo stress ossidativo, l’aumentata permeabilità della barriera emato-encefalica e i danni al DNA possano essere indotti dall’esposizione prolungata agli inquinanti, contribuendo al declino cognitivo e alla neurodegenerazione.
I due studi, nel loro insieme, rafforzano l’evidenza che l’inquinamento atmosferico rappresenta un fattore di rischio significativo per le malattie neurodegenerative. Questo ha importanti implicazioni per la salute pubblica, sottolineando l’urgenza di politiche ambientali volte a ridurre l’esposizione della popolazione a inquinanti neurotossici.
La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sull’approfondimento dei meccanismi biologici alla base di questa associazione, sull’identificazione di biomarcatori precoci di danno neurologico da inquinamento e sullo sviluppo di strategie di prevenzione e intervento mirate a proteggere le popolazioni più vulnerabili.
Bibliografia
1. Gialluisi A, Costanzo S, De Bartolo MI, et al. Prominent role of PM10 in the link between air pollution and incident Parkinson’s Disease. npj Parkinson’s Dis 2025;11:101.
2. Trentalange A, Badaloni C, Porta D, et al. Association between air quality and neurodegenerative diseases in River Sacco Valley: A retrospective cohort study in Latium, central Italy. Int J Hyg Environ Health 2025;267:114578





