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La meditazione mindfulness può aiutare i pazienti con emicrania?

A cura di Sara Mohammad By 17 Gennaio 2024Gennaio 18th, 2024No Comments
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Mindfulness emicrania

L’emicrania è tra le prime cause di disabilità al mondo e anche fra quelle più curabili, ma circa due pazienti su tre abusano regolarmente di analgesici, triptani e altri composti per il trattamento della cefalea acuta, sviluppando una forma di emicrania cronica conseguente all’uso eccessivo di questi farmaci. Uno strumento utile per interrompere questo circolo vizioso è rappresentato dalle terapie non farmacologiche, tra cui le pratiche meditative che si ispirano ai principi della mindfulness sembrano costituire un approccio promettente.

Dagli studi di Jon Kabat Zinn, divulgatore della meditazione consapevole in occidente e ideatore della Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), l’applicazione clinica della meditazione mindfulness – tecnica che punta alla consapevolezza e all’accettazione serena delle proprie percezioni interiori e sensazioni fisiche – che ha collezionato evidenze scientifiche via via più robuste. Oggi da più parti si guarda alla mindfulness come a una terapia potenzialmente efficace nel trattamento del dolore cronico.

Per quanto riguarda il dolore da emicrania, diverse ricerche hanno dimostrato che l’applicazione di un protocollo MBSR si rivela altrettanto efficace rispetto ai trattamenti tradizionali (farmacologici) o non convenzionali (training educativi finalizzati alla gestione dello stress o all’uso consapevole di farmaci per  la cefalea) nella riduzione del numero di attacchi di mal di testa, dell’intensità del dolore, del grado di disabilità e nel miglioramento della qualità della vita. Si tratta, tuttavia, di piccoli studi, realizzati su popolazioni miste (pazienti con emicrania acuta e cronica) e senza la randomizzazione necessaria a una valutazione rigorosa dell’efficacia di questa pratica.

Meditazione mindfulness per il trattamento dell’emicrania: lo studio dell’Istituto neurologico “Carlo Besta”

Recentemente l’utilità della mindfulness nel trattamento dell’emicrania è stata avvalorata, in modo più rigoroso rispetto a quanto fatto in passato, dai risultati di un trial clinico di fase tre realizzato su pazienti con emicrania cronica e da abuso di farmaci (1).

Lo studio è stato coordinato da neurologi e ricercatori dell’Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano, che hanno confrontato gli effetti di un protocollo di sei sessioni settimanali di mindfulness, in aggiunta a un trattamento as usual (TaU), sulla diminuzione pari o superiore al 50% della frequenza mensile di mal di testa (endpoint primario). Una misura, questa, considerata significativa nella valutazione dell’efficacia clinica di un nuovo trattamento dell’emicrania. Altri parametri presi in considerazione dallo studio includevano l’assunzione di medicinali, la perdita di produttività, il grado di disabilità, la qualità della vita e altre variabili collegate all’impatto del dolore nella quotidianità del paziente (endpoint secondari).

177 pazienti con emicrania cronica ed emicrania da abuso di farmaci sono stati randomizzati in due gruppi. A un anno dall’inizio del trattamento, il 78% dei pazienti del gruppo TaU+MIND  ha raggiunto l’endpoint primario, contro il 48% dei pazienti del gruppo TaU (gruppo di controllo), e ha mostrato un miglioramento significativo in diversi outcome secondari.

“Abbiamo evidenziato un miglioramento clinico in una cospicua percentuale di pazienti”, ha commentato Licia Grazzi, responsabile del Centro Cefalee dell’Istituto Besta e prima autrice dell’articolo pubblicato su The Journal of Headache and Pain. “Questo avvalora l’utilità di un approccio comportamentale in associazione a una terapia farmacologica tradizionale nel trattamento di una patologia così compromettente come l’emicrania cronica da abuso di farmaci”, ha aggiunto.

Trial clinici randomizzati, come quello pubblicato nel 2021 su JAMA Internal Medicine dal gruppo di Rebecca Wells o nel 2020 su Pain dal gruppo di David Seminowicz, che avevano ipotizzato la presunta superiorità, in termini di efficacia clinica, della meditazione mindfulness rispetto a trattamenti terapeutici non convenzionali o tradizionali dell’emicrania, non avevano evidenziato effetti significativi di riduzione della frequenza dei mal di testa o li avevano evidenziati in pazienti con forme di emicrania episodica (2,3).

Confrontando i risultati ottenuti con le conclusioni raggiunte da Wells e colleghi nel 2021, Grazzi ha evidenziato che “nel nostro caso la popolazione di pazienti era molto più compromessa, perché si trattava di pazienti con un’emicrania cronica, quindi con episodi plurisettimanali o addirittura quotidiani, complicata da una overuse di analgesici sintomatici, quindi pazienti che usavano molto farmaci per l’attacco”.

Partendo da uno studio pilota, non randomizzato, nel 2017 i ricercatori italiani, in collaborazione con Francisco Salgado-Garcia e Frank Andrasik dell’Università di Memphis, avevano già dimostrato che la meditazione mindfulness aveva un’efficacia paragonabile a un trattamento farmacologico convenzionale in termini di riduzione del 50% o più della frequenza mensile degli attacchi in pazienti con emicrania cronica e da abuso di farmaci (4). In questo trial esplorativo la percentuale di pazienti che aveva raggiunto l’endopint primario si attestava sul 50% circa in entrambi i gruppi (50% del gruppo solo mindfulness contro 52,6% del gruppo solo farmaci). Sulla base di questo risultato, i ricercatori avevano ipotizzato che la pratica della mindfulness avrebbe potuto incrementare l’efficacia di un trattamento as usual di venti punti percentuale (68%) se i due protocolli fossero stati combinati.

Oltre a superare le previsioni iniziali, il dato sperimentale del 2023 si configura come particolarmente verosimile. “Abbiamo applicato il principio dell’intention-to-treat all’analisi dei dati relativi all’outcome primario perché permette di rappresentare nel modo più realistico possibile quello che accadrebbe a una popolazione di pazienti con le stesse caratteristiche di quelli che abbiamo incluso nello studio che ricevono la pratica della mindfulness in un setting naturale, non in un trial clinico, dove la non compliance fa parte del gioco”, ha sottolineato Alberto Raggi, ricercatore dell’Istituto Besta di Milano e ideatore dello studio insieme alla collega Grazzi.

Nello specifico, l’analisi intention-to-treat include i dati di tutti i soggetti che hanno partecipato allo studio, anche di quelli che per qualche ragione hanno abbandonato il trial prima della conclusione del periodo di follow-up. A ognuno di questi soggetti (23, nel caso dello studio del Besta) un algoritmo ha attribuito un peso che influenza il calcolo dell’endpoint primario in modo che il dato finale non risulti né sovrastimato (come se tutti i soggetti che hanno abbandonato avessero beneficiato dell’intervento) né sottostimato (come se nessuno dei soggetti che hanno abbandonato avesse beneficiato dell’intervento), ma rappresenti il risultato più verosimile possibile.

Il meccanismo d’azione della meditazione mindfulness

Ma in cosa consiste la meditazione mindfulness e perché dovrebbe migliorare significativamente l’insorgenza e la gestione del dolore da emicrania? Rispetto al biofeedback, alla respirazione profonda e agli approcci cognitivo-comportamentali che puntano alla diminuzione o alla risoluzione del dolore, “la mindfulness lavora sugli aspetti del comportamento, come la flessibilità psicologica e la capacità di accettazione, riducendo gli atteggiamenti di rigidità che si ritiene siano i fattori che comportano sofferenza”, ha risposto Grazzi.

È verosimile che la diminuzione della frequenza degli attacchi sia quindi la conseguenza dei cambiamenti di comportamento che si realizzano nella persona che si dedica alla pratica della mindfulness. Tuttavia, sono necessarie prove neuroradiologiche, su cui sta lavorando il gruppo di ricerca italiano, prima di dimostrare che ai cambiamenti nel comportamento corrispondono alcune modifiche nei circuiti cerebrali collegati alla sensazione dolorifica.

“Questo sarebbe un elemento ulteriore a conferma di quanto la pratica della mindfulness sia utile per il benessere di tutti”, ha concluso la neurologa. “Coltivare queste nostre risorse interiori può essere molto importante, considerato anche che la pandemia ha messo in luce la necessità, da parte di molte persone, di trovare un modo per affrontare l’angoscia e la paura che ci ha accompagnato in un momento storico così difficile”.

Bibliografia

1. Grazzi L, D’Amico D, Guastafierro E, et al. Efficacy of mindfulness added to treatment as usual in patients with chronic migraine and medication overuse headache: a phase-III single-blind randomized-controlled trial (the MIND-CM study). J Headache Pain 2023; 14;24(1):86.
2. Wells RE, O’Connell N, Pierce CR, et al. Effectiveness of Mindfulness Meditation vs Headache Education for Adults With Migraine: A Randomized Clinical Trial. JAMA Intern Med 2021; 181(3): 317-328.
3. Seminowicz DA, Burrowes SAB, Kearson A, et al. Enhanced mindfulness-based stress reduction in episodic migraine: a randomized clinical trial with magnetic resonance imaging outcomes. Pain 2020; 161(8): 1837-1846.
4. Grazzi L, Sansone E, Raggi A, et al. Mindfulness and pharmacological prophylaxis after withdrawal from medication overuse in patients with Chronic Migraine: an effectiveness trial with a one-year follow-up. J Headache Pain 2017; 18(1):15.
5. Napadow V. The mindful migraine: does mindfulness-based stress reduction relieve episodic migraine? Pain 2020; 161(8):1685-1687.