
Il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’European Medicines Agency (EMA) ha confermato la sua decisione di raccomandare la concessione di un’autorizzazione all’immissione in commercio per lecanemab per il trattamento del deterioramento cognitivo lieve o della demenza lieve dovuta alla malattia di Alzheimer nei soggetti con una o nessuna copia del gene apolipoproteina E4 (APOE4).
Il lecanemab è un anticorpo monoclonale che si lega alle forme aggregate di amiloide ẞ e, così facendo, riducendo la presenza di placche ẞ. Le prove dell’efficacia clinica del trattamento provengono dallo studio Clarity AD che ha coinvolto 1795 persone con malattia di Alzheimer in fase iniziale, mettendo in evidenza la capacità di lecanemab di rallentare, anche se in modo molto lieve (verosimilmente non osservabile da un punto di vista clinico), il declino cognitivo e funzionale rispetto al placebo (1).
Il trattamento ha avuto un percorso difficile con le autorità regolatorie nel Regno Unito e in Europa e c’è tuttora un dibattito in corso sulla possibilità che i potenziali benefici del trattamento superino i rischi di danno. Infatti, l’anticorpo monoclonale è risultato associato a reazioni correlate all’infusione nel 26,4% dei partecipanti e ad anomalie di imaging correlate all’amiloide con edema (ARIA-E) o versamenti (ARIA-H) nel 12,6%.
Il 29 luglio 2024, il CHMP dell’EMA aveva inizialmente respinto una richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio per il lecanemab, affermando che il lieve effetto del farmaco nel ritardare il declino cognitivo “non compensa il rischio di eventi avversi gravi”. Dopo un ricorso del produttore, tuttavia, il comitato ha riesaminato la sua decisione e concluso, il 14 novembre 2024, che l’autorizzazione all’immissione in commercio potrebbe essere concessa per un’indicazione limitata negli adulti con malattia di Alzheimer in fase iniziale che hanno solo una o nessuna copia di APOE4, associate a un rischio minore di eventi avversi (tassi pari 1,3% per ARIA-E e 6,8% ARIA-H).
La Commissione Europea aveva quindi chiesto al CHMP di esaminare le informazioni sulla sicurezza su lecanemab diventate disponibili dopo questa decisione, chiedendo se questa dovesse essere aggiornata. Il 27 febbraio 2025, il comitato dell’EMA ha risposto che la sua raccomandazione di un’autorizzazione all’immissione in commercio del lecanemab non deve essere aggiornata, rimettendo la decisione alla Commissione che dovrà ora scegliere se confermare o negare l’autorizzazione all’immissione in commercio.
Rimane lo scetticismo di molti esperti. “Siamo di fronte a una decisione pilatesca che scarica le vere decisioni sui medici che devono consigliare il trattamento in assenza di informazioni sul profilo del potenziale responder clinico e con un basso livello di rischio, sui pazienti e sui familiari che devono comprendere i termini della questione, e sulle autorità regolatorie che devono stabilire le condizioni di rimborso e di prezzo”, scrive l’epidemiologo Giuseppe Traversa in un articolo pubblicato sulla rivista Ricerca & Pratica (1).
“È sensato avere autorizzato un farmaco così rischioso e con efficacia persino inferiore alla minima differenza clinicamente rilevante? Quanto si deve essere disperati per decidere di assumere un farmaco che, dopo 76 settimane di trattamento, riduce la progressione della malattia in maniera impercettibile (o meno della metà del livello minimo considerato utile) ma è associato a un rilevante incremento di edemi e microemorragie cerebrali? E se un farmaco di questo tipo arriva al rimborso (negli Usa il costo di un trattamento annuale è di circa 20.000 dollari), quale ricaduta ci si deve attendere nella definizione del prezzo di farmaci dotati di alta efficacia?”.
Bibliografia
1. van Dyck CH, Swanson CJ, Aisen P, et al. Lecanemab in Early Alzheimer’s Disease. N Eng J Med 2023; 388:9-21.
2. Traversa G. Un’efficacia irrilevante, e a che prezzo per i pazienti! R&P 2025; 41: 47-48.





