L’incremento globale della malattia di Parkinson: una proiezione al 2050

A cura di Andrea Calignano By 11 Marzo 2025Marzo 17th, 2025No Comments
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La malattia di Parkinson sta emergendo come una delle sfide sanitarie più pressanti degli ultimi anni. Un recente articolo pubblicato sul BMJ ha analizzato il fenomeno, stimando una crescita della prevalenza fino al 2050 che avrà significative implicazioni per i sistemi sanitari globali (1). Lo studio – condotto da Dongning Su del Beijing Tiantan Hospital (Pechino, Cina) e colleghi – prevederebbe che nel 2050 più di 25 milioni di persone vivranno con la malattia di Parkinson, con un aumento del 112% rispetto al 2021.

Lo studio di Su et al. ha preso in considerazione dati del Global Burden of Disease Study 2021, e i risultati hanno mostrato un incremento che i ricercatori ritengono allarmante. L’aumento sarebbe da attribuire principalmente all’invecchiamento della popolazione, ma potrebbe riflettere anche altri fattori ambientali e socioeconomici.

Dal punto di vista geografico, le stime mostrano variazioni significative tra le diverse regioni. L’Asia orientale subirà l’aumento maggiore, con circa 10,9 milioni di casi previsti entro il 2050, mentre le regioni con la maggiore crescita relativa saranno l’Africa subsahariana occidentale (+292%) e l’Africa subsahariana orientale (+246%).

Un altro aspetto affrontato nello studio è l’impatto dei fattori modificabili sulla malattia di Parkinson. Per Su e colleghi, sebbene l’incremento della pratica di attività fisica potrebbe contribuire a una riduzione della prevalenza, la cessazione del fumo potrebbe portare a un incremento. Tuttavia, secondo l’editoriale di accompagnamento all’articolo uscito sul BMJ, queste stime potrebbero basarsi su modelli e semplificazioni ritenute eccessive, che non considererebbero adeguatamente i tempi di latenza della malattia e la complessa interazione tra fattori di rischio (2).

L’editoriale, firmato da Tobias Kurth della Universitätsmedizin Berlin (Berlino, Germania) e Ralph Brinks della Witten/Herdecke University (Witten, Germania), ha valutato le metodologie utilizzate, evidenziando le necessità di miglioramenti per ottenere previsioni più affidabili. Kurth e Brinks, infatti, hanno sollevato alcuni dubbi sulla validità metodologica dello studio, evidenziando i limiti dell’approccio basato sull’estrapolazione della prevalenza (extrapolation of prevalence): il metodo si baserebbe sull’assunto che le tendenze attuali rimangano costanti nel tempo, ignorando variazioni nella incidenza della malattia e nelle curve di mortalità, ritenuti fattori chiave in un’indagine di questo tipo. Gli autori hanno segnalato in alternativa il modello illness-death che – tenendo conto della transizione tra uno stato di salute, la diagnosi di Parkinson e la morte – fornirebbe una visione più realistica della progressione della malattia.

L’approccio illness-death è stato recentemente applicato in studi sulle malattie croniche legate all’età, mostrando che i modelli basati sulla sola estrapolazione della prevalenza tendono a sottostimare il numero di casi futuri. Ad esempio, nel caso del diabete di tipo 2, è stato osservato che questo modello potrebbe fornire stime più elevate e precise rispetto ai modelli tradizionali. Se lo stesso principio fosse applicato al Parkinson, le previsioni al 2050 di Su e colleghi potrebbero sottostimare il reale carico della malattia nei prossimi decenni.

Un altro punto critico evidenziato nell’editoriale riguarda la stima dell’impatto dei fattori modificabili. Le metriche usate nello studio hanno considerato che la modifica di un singolo fattore di rischio produca un cambiamento proporzionale nell’incidenza della malattia, ignorando interazioni complesse, la variabilità individuale e l’eventuale presenza di fattori confondenti. In particolare, l’associazione inversa tra fumo e rischio di Parkinson potrebbe essere influenzata da bias di selezione o da fattori genetici, piuttosto che da un effetto diretto della nicotina.

Tornando allo studio, le previsioni sull’incremento della malattia di Parkinson nel 2050 hanno sollevato questioni critiche per la pianificazione delle risorse sanitarie. Con il numero crescente di persone che soffriranno di questa malattia, si renderà necessario un potenziamento dei servizi di neurologia, riabilitazione e assistenza a lungo termine. E se da un lato è noto che l’invecchiamento è il principale fattore di rischio, dall’altro resta ancora da chiarire il contributo di fattori ambientali e genetici come il possibile ruolo della neuroinfiammazione, dell’esposizione a pesticidi e inquinanti, e delle disfunzioni del microbiota intestinale nella patogenesi della malattia.

In conclusione, lo studio ha fornito una panoramica del carico futuro della malattia, sottolineando la crescente sfida sanitaria che questa malattia rappresenterà nei prossimi decenni. Se da un lato queste previsioni devono essere interpretate con le cautele sottolineate dall’editoriale, dall’altro saranno sicuramente necessarie per sensibilizzare la comunità scientifica e i decisori politici sull’urgenza di politiche sanitarie proattive che includano investimenti nella diagnosi precoce e nell’assistenza ai pazienti.

Bibliografia

1. Su D, Cui Y, He C et al. Projections for prevalence of Parkinson’s disease and its driving factors in 195 countries and territories to 2050: modelling study of Global Burden of Disease Study 2021. BMJ 2025;388:e080952.
2. Kurth T, Brinks R. Projecting Parkinson’s disease burden. BMJ 2025;388:r350.