
I disturbi del neurosviluppo rappresentano una preoccupazione urgente, che colpisce un numero significativo di bambini a livello globale. In occasione della Giornata mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) promuove l’intervento precoce e la continuità assistenziale sensibilizzando e sostenendo la ricerca volta a migliorare la vita dei bambini con disturbi del neurosviluppo e delle loro famiglie.
In Italia un bambino su cinque, quasi 2 milioni di bambini in totale, è affetto da disturbi del neurosviluppo e da diversi problemi neurologici come le sindromi dello spettro autistico, i disturbi da deficit di attenzione con iperattività, le paralisi cerebrali infantili e le malattie rare a interessamento neurologico.
L’impatto di questi disturbi si estende ben oltre l’infanzia: molti si manifestano in modo più evidente durante l’adolescenza, ma le loro origini spesso risiedono nei primi anni di sviluppo. “Il cervello umano va incontro a enormi cambiamenti dal periodo del concepimento fino all’inizio dell’età adulta” ha spiegato Elisa Fazzi, Presidente SINPIA. “Eventi negativi durante lo sviluppo precoce, in periodi critici per le funzioni e la struttura del cervello, possono avere effetti permanenti sul medio e lungo periodo e predisporre il progresso di malattie mentali in età adulta. I disturbi del neurosviluppo causano una compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo, e interessano più aree dello sviluppo con una frequente comorbilità tra loro. Dobbiamo sfatare il mito che la prevenzione inizi a 14 anni, perché in realtà deve avvenire molto prima. Sappiamo che alcune patologie psichiatriche danno segno di sé in modo specifico in età adolescenziale, ma spesso sono l’esito di disturbi iniziati molto tempo prima o insorti nei primi anni di vita, le cui manifestazioni si modificano a seconda della plasticità del sistema nervoso e dell’evoluzione dell’individuo”.
La compressione della complessa interazione tra il cervello in via di sviluppo di un bambino e il suo ambiente rappresenta un tema delicato ed è ancora oggetto di riflessione da parte dei neuropsichiatri infantili. Le esperienze negative durante le fasi cruciali dello sviluppo possono avere conseguenze durature portando potenzialmente a problemi di salute mentale in età adulta come ha sottolineato Renato Borgatti, neurologo dell’Università di Pavia. “La terminologia anglosassone sintetizza questo momento con il termine transition mentre è preferibile parlare di continuità di cura così da trasmettere l’idea che con il passaggio all’età adulta non mutano i bisogni dei ragazzi, che devono trovare risposte adeguate adattando un sistema di presa in carico pensato per una persona adulta e collaborante. L’intento comune è quello di proporre un modello di transizione della cura programmato e coordinato, incentrato sul soggetto e la sua famiglia, anche in relazione al grado di complessità multidisciplinare richiesto dalla patologia”.
“Questo modello, unico al mondo, consente di affrontare le malattie croniche e multiproblematiche dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente con un modello assistenziale fortemente integrato tra ospedale e territorio, in grado di garantire risposte specifiche per età e tipologia del disturbo e con il coinvolgimento attivo delle famiglie” ha concluso Massimo Molteni, neuropsichiatra infantile dell’IRCCS Eugenio Medea, commentando il modello di intervento della neuropsichiatria italiana.





