
La negligenza spaziale unilaterale o neglect spaziale è una delle principali e invalidanti conseguenze dell’ictus cerebrale, associata a ridotta autonomia funzionale, maggiore durata della riabilitazione e aumento del carico assistenziale. Non si tratta solo di un deficit attentivo, ma di un’alterazione dell’interazione tra paziente e spazio, con impatto sulle attività della vita quotidiana.
Nel gennaio 2024 la condizione è stata inquadrata nel Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) dell’Istituto Superiore di Sanità, tramite un documento sviluppato da un panel interdisciplinare secondo il metodo GRADE. A giugno 2026 il lavoro è stato descritto in un articolo scientifico pubblicato su Neurological Sciences, che ne sintetizza i metodi di sviluppo, la revisione della letteratura e le raccomandazioni (1).
Le raccomandazioni si concentrano su due interventi riabilitativi: terapia di adattamento prismatico e training visuo-spaziale, entrambi con effetti modesti e qualità delle prove molto bassa.
Le raccomandazioni sono condizionali ma favorevoli all’uso di entrambi gli interventi, con indicazione a un avvio precoce della riabilitazione, idealmente entro 4–7 giorni dall’evento acuto. Accanto ai trattamenti, emerge il ruolo degli strumenti di valutazione specifici, come la Catherine Bergego Scale (KF-NAP) e la scala di Zoccolotti, più sensibili delle misure generiche delle attività quotidiane.
Nel complesso, il lavoro rappresenta un tentativo di standardizzazione nazionale della diagnosi e della riabilitazione del neglect spaziale nel Servizio Sanitario Nazionale, con l’obiettivo di rendere le evidenze più direttamente trasferibili alla pratica clinica.
Bibliografia
1. Mancuso M, Vecchi S, Basagni B, et al. From evidence to action: Italian recommendations for the diagnosis and treatment of spatial neglect in stroke patients. Neurol Sci 2026;47:532. https://link.springer.com/article/10.1007/s10072-026-09115-z





