
Dalla Cina arriva la prima sperimentazione clinica approvata dall’FDA negli Stati Uniti di una terapia cellulare per l’epilessia focale farmacoresistente. Parallelamente, nuovi farmaci modulanti i canali ionici mostrano risultati promettenti negli studi clinici.
La ricerca terapeutica nell’epilessia sta vivendo una fase di rinnovato dinamismo, con lo sviluppo parallelo di approcci biologici avanzati e di una nuova generazione di farmaci mirati ai meccanismi molecolari della trasmissione neuronale.
Un segnale significativo proviene dall’autorizzazione concessa dalla Food and Drug Administration all’avvio di uno studio clinico su una terapia cellulare sviluppata dalla biotech cinese Unixell Biotechnology per il trattamento dell’epilessia focale farmacoresistente. Si tratta della prima volta che una terapia di questo tipo viene autorizzata per la sperimentazione nell’uomo in questa indicazione.
Il trattamento utilizza cellule staminali allogeniche riprogrammate per differenziarsi in neuroni in grado di produrre GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale. L’obiettivo è ricostruire i circuiti neuronali inibitori compromessi e ridurre l’iperattività elettrica responsabile delle crisi epilettiche. Nei modelli animali la terapia ha mostrato un buon profilo di sicurezza e una significativa riduzione delle crisi.
L’avvio di questo studio si inserisce nel contesto della rapida crescita dell’ecosistema biotecnologico cinese, che negli ultimi anni ha aumentato in modo significativo la produzione di nuovi candidati terapeutici. Tra il 2019 e il 2023, ad esempio, il numero di farmaci innovativi sviluppati nel Paese e candidati alla sperimentazione clinica è passato da circa 700 a quasi 2.300.
Accanto a queste strategie di medicina rigenerativa, anche la farmacologia dell’epilessia sta evolvendo con nuovi farmaci che agiscono su specifici canali ionici neuronali. Recentemente Xenon Pharmaceuticals ha comunicato risultati positivi di uno studio clinico su azetukalner, un attivatore dei canali del potassio sviluppato per il trattamento delle crisi focali. Dopo 12 settimane di trattamento, la frequenza mediana mensile delle crisi si è ridotta del 53% nei pazienti trattati con il dosaggio più elevato, rispetto a una riduzione del 10% nel gruppo placebo.
Alla luce di questi risultati, l’azienda ha annunciato l’intenzione di presentare entro l’anno la richiesta di approvazione del farmaco. Gli analisti stimano che azetukalner potrebbe raggiungere negli Stati Uniti vendite annuali superiori a 1,6 miliardi di dollari.
Altri programmi clinici confermano il rinnovato interesse per i canali ionici come bersagli terapeutici. Biohaven sta valutando in studi di fase 3 un altro attivatore dei canali del potassio per l’epilessia focale, mentre Quralis sta studiando molecole analoghe anche in indicazioni come sclerosi laterale amiotrofica e dolore neuropatico. Praxis Precision Medicines sta invece sviluppando un inibitore dei canali del sodio, attualmente in studi di fase intermedia-avanzata sia come monoterapia sia come terapia aggiuntiva.
Nel complesso, questi sviluppi indicano che la ricerca sull’epilessia si sta muovendo lungo due direttrici complementari: da un lato strategie biologiche avanzate, come le terapie cellulari mirate alla ricostruzione dei circuiti neuronali, dall’altro farmaci di nuova generazione che modulano con maggiore precisione i meccanismi elettrofisiologici alla base delle crisi. Per i neurologi, si tratta di segnali incoraggianti in un ambito clinico in cui una quota significativa di pazienti continua a presentare forme farmacoresistenti.





