
La malattia di Parkinson impone ai sistemi sanitari e sociali europei un onere economico che, già nel 2019, raggiungeva 22,8 miliardi di euro. È la stima emersa da una nuova analisi nell’ambito del progetto Cost of Illness in Neurology in Europe (COIN-Eu), promosso dalla European Academy of Neurology (EAN), che punta a quantificare in modo armonizzato il peso socioeconomico delle principali patologie neurologiche. Il dato assume particolare rilievo considerando la crescita della prevalenza del Parkinson, oggi riconosciuto come la seconda più comune malattia neurodegenerativa e una di quelle con l’aumento più rapido a livello mondiale.
Secondo le stime dello studio, nel 2019 circa 2,2 milioni di adulti convivevano con il Parkinson nei 47 Paesi europei considerati. I ricercatori hanno combinato dati epidemiologici del Global Burden of Disease con le informazioni economiche ricavate da una revisione sistematica degli studi europei sul costo di malattia. L’approccio COIN-Eu utilizza una prospettiva sociale, includendo costi sanitari e non sanitari diretti, assistenza informale e perdite di produttività, con procedure standardizzate per rendere confrontabili dati provenienti da contesti nazionali differenti.
Dei 22,8 miliardi di euro complessivi, 17,3 miliardi, pari al 76%, erano attribuibili ai costi diretti medici e non medici, tra cui ricoveri, farmaci, assistenza sociale e adattamenti dell’abitazione. Altri 4,4 miliardi, il 19% del totale, riguardavano l’assistenza informale prestata da familiari e caregiver, mentre circa un miliardo era associato alla perdita di produttività. Germania e Francia presentavano gli oneri nazionali più elevati, rispettivamente 5,7 e 5,3 miliardi di euro, seguite da Italia con 2,6 miliardi, Spagna con 1,9 miliardi e Regno Unito con 1,6 miliardi. Questi cinque Paesi concentravano circa tre quarti del costo europeo complessivo.
La distribuzione dei costi non riflette tuttavia soltanto la prevalenza della malattia. Come sottolineato da Richard Dodel, dell’Università di Duisburg-Essen, entrano in gioco dimensioni della popolazione, struttura per età, livelli di spesa sanitaria, disponibilità dei servizi e qualità delle informazioni economiche. Studi precedenti hanno inoltre mostrato come il costo individuale aumenti sensibilmente con la progressione clinica: nelle forme più avanzate assumono particolare peso l’assistenza formale, le ospedalizzazioni e il caregiving informale.
Proprio l’eterogeneità delle evidenze rappresenta uno dei principali limiti dell’analisi. Solo 14 studi sui costi soddisfacevano i criteri di inclusione e 13 provenivano da Paesi ad alto reddito; per alcuni Paesi europei mancavano dati primari sufficienti, tanto che il costo complessivo è stato stimato per 43 dei 47 Stati inclusi nell’analisi epidemiologica. Il dato di 22,8 miliardi va quindi interpretato come una stima modellistica e potrebbe non cogliere integralmente il peso reale della malattia.
Per Günther Deuschl, senior professor e presidente fondatore della EAN, la disponibilità di una valutazione comparabile su scala continentale può fornire a neurologi, decisori e programmatori sanitari uno strumento per anticipare la crescente domanda assistenziale. Con l’aumento del numero di persone con Parkinson, la priorità sarà non soltanto migliorare diagnosi e trattamento, ma anche produrre dati economici più omogenei e includere sistematicamente il peso sostenuto da famiglie e caregiver nella pianificazione dei servizi.





