Ridurre la disabilità post-ictus: nuovi dati sull’efficacia della trombectomia

Redazione By 6 Febbraio 2025No Comments
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La trombectomia per rimuovere un coagulo di sangue che blocca un’arteria cerebrale di medie o piccole dimensioni non sarebbe più efficace delle sole cure standard, che possono comprendere i farmaci per la rimozione del coagulo, nel ridurre la disabilità a 90 giorni dall’ictus.

Questo è uno dei Late-Breaking Trial presentati a Los Angeles durante la prima giornata dell’International Stroke Congress (ISC) 2025, evento organizzato dall’American Stroke Association.

“Data l’elevata e crescente prevalenza di ictus ischemici nelle popolazioni che invecchiano, quello dei vasi medio-distali rappresenta un problema sanitario significativo” ha dichiarato Marios Psychogios, University Hospital Basel (Svizzera) e autore principale dello studio. “Mentre tradizionalmente si pensava che questi ictus avessero una prognosi favorevole, i risultati di studi recenti indicano che solo la metà delle persone recupera l’indipendenza funzionale, sottolineando l’urgente necessità di trattamenti più efficaci”.

Psychogios ha sottolineato l’importanza di un intervento efficace in questi casi, dal momento che tra il 20 e il 40% delle persone sopravvissute a un ictus ischemico causato da un coagulo ha poi un blocco di una delle arterie di medie o piccole dimensioni sopra la base del cervello (medium distal vessel occlusion, MDVO).

Le linee guida 2019 dell’American Heart Association/American Stroke Association per la gestione precoce dei pazienti con ictus ischemico acuto forniscono indicazioni dirette solo nel caso di pazienti con coaguli che bloccano le grandi arterie: in quel caso viene raccomandata la rimozione meccanica del coagulo entro 24 ore dalla comparsa dei sintomi. Per quelli che bloccano i vasi medi, viene osservato che “sebbene i benefici siano incerti, l’uso della trombectomia meccanica può essere ragionevole” per pazienti accuratamente selezionati entro sei ore dall’inizio dei sintomi dell’ictus.

In questo contesto di incertezza si posiziona il trial DISTAL, grazie al quale Psychogios e i suoi colleghi intendevano capire se la terapia endovascolare in aggiunta alla migliore terapia medica – che può includere farmaci per la rottura del coagulo per via endovenosa – possa ridurre la disabilità in misura maggiore rispetto al solo trattamento di rottura del coagulo.

DISTAL ha incluso 543 pazienti (44% donne, età media 75 anni, 98% caucasici) in 55 siti (Svizzera, Germania, Belgio, Spagna, Portogallo, Italia, Paesi Bassi, Svezia, Israele, Finlandia e Regno Unito) che hanno subito un ictus causato da un coagulo localizzato in una delle arterie di medie o piccole dimensioni.

Prima dell’ictus quasi tutti (circa il 98%) i partecipanti vivevano a casa, circa il 63% non aveva alcuna disabilità. I partecipanti sono stati selezionati in modo casuale per ricevere un trattamento standard per l’ictus con farmaci antiaggreganti per via endovenosa, se ritenuti idonei, oppure un trattamento standard per l’ictus/antiaggreganti per via endovenosa al quale è stato aggiunto un trattamento endovascolare per rimuovere il coagulo. L’efficacia del trattamento è stata misurata in base all’eventuale disabilità del paziente e alla necessità di assistenza nelle attività quotidiane a 90 giorni dall’ictus.

Dopo il follow-up sono stati rilevati tassi di mortalità simili per ciascun gruppo: 15,5% per chi ha ricevuto la terapia endovascolare più le cure mediche standard contro il 14% di chi ha ricevuto le sole cure mediche standard, i tassi di emorragie cerebrali gravi (sintomatiche) sono stati del 5,9% per coloro che hanno ricevuto la terapia endovascolare più le cure mediche standard contro il 2,6% per le sole cure mediche standard e soprattutto nessuna differenza significativa nella disabilità.

Poiché quasi tutti i partecipanti allo studio erano bianchi, i risultati non sono generalizzabili. Secondo i ricercatori coinvolti nello studio, inoltre, i medici che già credevano che la trombectomia fosse un trattamento superiore potrebbero aver trattato i pazienti post-ictus con la terapia endovascolare al di fuori dello studio, piuttosto che correre il rischio che i loro pazienti fossero randomizzati alla sola terapia medica standard.

“Sebbene i risultati dello studio DISTAL possano sembrare scoraggianti, li consideriamo un campanello d’allarme per continuare a studiare le opzioni terapeutiche per i pazienti con occlusione dei vasi medi o distali, poiché gli esiti sembrano essere più gravi del previsto e mancano ancora opzioni terapeutiche efficaci basate sull’evidenza”, ha concluso Psychogios.