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Sildenafil, tadalafil, vardenafil e rischio di Alzheimer: c’è una relazione?

Redazione By 8 Febbraio 2024Febbraio 20th, 2024No Comments
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Sildenafil Alzheimer

L’inizio di una terapia con inibitori della fosfodiesterasi 5 per il trattamento della disfunzione erettile – tra cui il diffusissimo sildenafil, nome commerciale: viagra – potrebbe associarsi a un minor rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer.

Sono stati pubblicati ieri sulla rivista Neurology i risultati di uno studio di coorte inglese che ha analizzato la relazione tra queste due variabili, i quali hanno anche messo in evidenza un possibile effetto protettivo maggiore nei soggetti a cui gli inibitori della fosfodiesterasi 5 erano stati prescritti più di frequente (1).

Utilizzando le cartelle cliniche elettroniche provenienti dal database IQVIA Medical Research Data UK, sono stati identificati gli uomini con più di 40 anni che avevano ricevuto una nuova diagnosi di disfunzione erettile tra il 2000 e il 2017 e che non risultavano associati a una diagnosi di demenza, compromissione cognitiva, confusione o a precedenti prescrizioni di farmaci per sintomi associati al decadimento cognitivo.

L’analisi finale ha incluso 269.725 uomini, con 1.119 di loro che avevano ricevuto una diagnosi di Malattia di Alzheimer durante il follow-up mediano di 5,1 anni. Rispetto ai soggetti a cui non erano stati prescritti inibitori della fosfodiesterasi 5 – sildenafil, tadalafil, vardenafil -, i soggetti in trattamento per una disfunzione erettile sono risultati associati a un rischio minore di sviluppare la Malattia di Alzheimer (HR: 0,82; IC 95%: 0,72 – 0,93).

Inoltre, il rischio di andare incontro alla patologia neurodegenerativa è risultato ulteriormente più basso nei soggetti a cui erano state prescritte più di 20 (tra 21 e 50) o più di 50 ricette: HR 0,56 (IC 95%: 0,43-0,73) e HR 0,65 (IC: 95% 0,49-0,87), rispettivamente.

L’analisi di sensibilità con un periodo di ritardo di 1 anno – utile a considerare la fase prodromica dell’Alzheimer – ha confermato i risultati principali (HR 0,82; IC 95%: 0,72 – 0,94), mentre in quella che considerava un periodo di ritardo di 3 anni la dimensione dell’associazione è risultata minore (HR 0,93; IC 95%: 0,80 – 1,08).

Secondo gli autori sarà ora necessario realizzare uno studio clinico randomizzato che includa entrambi i sessi per confermare l’esistenza di una relazione causale ed esplorare i potenziali effetti associati a dosi e tipologie diverse di inibitori della fosfodiesterasi 5.

Bibliografia

1. Adeyusan M, Jani JH, Alsugeir D, et al. Phosphodiesterase Type 5 Inhibitors in Men With Erectile Dysfunction and the Risk of Alzheimer Disease. Neurology 2024; 102 (4): https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000209131