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Stimolazione del nervo vago per la riabilitazione motoria post-ictus?

A cura di Fabio Ambrosino By 6 Febbraio 2024Febbraio 9th, 2024No Comments
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L’aggiunta della stimolazione del nervo vago a un programma di riabilitazione fisica intensiva potrebbe favorire il recupero motorio dei pazienti sopravvissuti a ictus.

Saranno presentati all’International Stroke Conference 2024 (ISC24), in programma a Phoenix dal 7 al 9 febbraio, i risultati a un anno del trial VNS-REHAB, i quali hanno messo in evidenza – a quanto si legge nelle anticipazioni diffuse dall’American Stroke Association – un miglioramento nel recupero delle capacità motorie di braccia e mani.

Lo studio ha coinvolto 108 soggetti affetti da gravi disabilità motorie a livello degli arti superiori a causa di un ictus. Questi sono stati sottoposti a sei settimane di riabilitazione fisica intensiva, effettuata a livello ospedaliero, associata a stimolazione attiva o sham del nervo vago. Il dispositivo per la stimolazione è stato impiantato, prima della randomizzazione, a tutti i partecipanti.

La riabilitazione è poi proseguita con un programma di esercizi domiciliari della durata di tre mesi per entrambi i gruppi. In seguito, il gruppo con stimolazione attiva del nervo vago è stato sottoposto a un programma di esercizi domiciliari per un anno, mentre quelli del gruppo di controllo sono stati sottoposti a sei settimane di stimolazione sham seguite da sei settimane di stimolazione attiva e da un anno di esercizi domiciliari.

La funzionalità motoria è stata valutata, prima e dopo le terapie di stimolazione e la riabilitazione, con la scala Fugl-Meyer-Upper Extremity, che valuta la compromissione motoria di braccia e mani, e con il Wolf Motor Function Test, che valuta l’abilità motoria fornendo una migliore comprensione dei movimenti totali e specifici delle articolazioni.

I risultati a un anno, relativi a 74 soggetti (la raccolta dei dati sui restanti 34 partecipanti è stata impedita dalla pandemia di COVID-19), hanno messo in evidenza un miglioramento della funzionalità degli arti superiori pari a 5,3 punti nella Fugl-Meyer Assessment-Upper Extremity e a 0,51 punti nel Wolf Motor Function Test rispetto alla baseline.

Nei soggetti sottoposti anche alla stimolazione del nervo vago il miglioramento della funzionalità motoria di mani e braccia è risultato da 2 a 3 volte superiore rispetto a quelli esposti alla sola riabilitazione fisica intensiva.

“Spesso, dopo un ictus, le persone non cercano ulteriori trattamenti pensando che i loro attuali deficit siano permanenti – ha commentato Teresa J. Kimberley, Ph.D., ricercatrice dell’MGH Institute of Health Professions di Boston e primo autore dello studio – ma questo non è vero! L’associata stimolazione del nervo vago offre una nuova strada e una nuova speranza per questi pazienti. Sono entusiasta anche per la futura ricerca che indagherà questo approccio per altre condizioni, come i deficit della deambulazione e del linguaggio post-ictus”.

Sebbene positivi, i risultati dello studio non sono però da considerarsi conclusivi a causa delle dimensioni ridotte del campione e della mancanza di standardizzazione dei regimi di terapia riabilitativa. Studi futuri e un registro clinico in corso esploreranno ora l’impatto a lungo termine della stimolazione del nervo vago in contesti di vita reale.