
Un trattamento con stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS) non ha migliorato il recupero motorio nei pazienti sopravvissuti a ictus, secondo uno dei late-breaking trial presentati ieri alla International Stroke Conference (ISC) 2025 organizzata dell’American Stroke Association.
“I risultati sono sorprendenti anche per noi” ha dichiarato Wayne Feng, Duke University School of Medicine di Durham (North Carolina) e principal investigator dello studio. “Inizialmente credevamo che una dose di stimolazione elettrica a 4 milliampere avrebbe avuto un effetto migliore rispetto a una dose inferiore e rispetto al gruppo sham, ma non è stato così”.
L’ictus è una delle principali cause di disabilità a lungo termine e, a seconda della parte del cervello che colpisce, può coinvolgere il movimento degli arti e le attività quotidiane dei pazienti. La compromissione motoria, infatti, è la complicazione più comune che i pazienti riscontrano dopo un ictus. Una delle tecniche di riabilitazione usata per stimolare l’utilizzo e la ripresa degli arti è la terapia del movimento indotta da vincoli (constraint-induced movement therapy, CIMT) che limita il movimento del braccio o della gamba meno colpiti per forzare l’uso del lato paralizzato.
Sebbene sia stato dimostrato che la CIMT migliora la funzione motoria e la qualità della vita in alcuni pazienti questa terapia richiede un trattamento intensivo, che può essere impegnativo per i pazienti: il formato tradizionale prevede sei ore al giorno, un trattamento modificato richiede due ore per sessione in clinica, cinque giorni alla settimana, con compiti aggiuntivi dopo la seduta. Per questo motivo i ricercatori hanno studiato se la stimolazione transcranica a corrente diretta potesse potenziarne gli effetti.
Nel corso dello studio TRANSPORT 2, i ricercatori hanno valutato tre aspetti della funzione del braccio (compromissione, funzione e qualità della vita) dopo 10 sessioni nell’arco di due settimane utilizzando tre dosi di stimolazione elettrica – stimolazione sham, a bassa dose (2 milliampere) e a dose più elevata (4 milliampere) – su 129 soggetti sottoposti a CIMT in diversi centri medici degli Stati Uniti. La stimolazione durava 30 minuti e la terapia del movimento 120 minuti per sessione.
TRANSPORT 2 ha evidenziato che, seppure la stimolazione transcranica a corrente diretta sia risultata sicura e tollerabile nei pazienti con ictus, l’entità del miglioramento tra i tre gruppi era simile. Feng e i suoi colleghi hanno quindi concluso che la stimolazione transcranica a corrente continua fino a 4 milliampere non ha amplificato l’effetto della terapia del movimento indotto.
Una grossa limitazione dello studio è stata la scelta di non rappresentare in modo uniforme le donne in ciascun gruppo, considerando che potrebbero rispondere in modo diverso dagli uomini alla stimolazione cerebrale. Un’altra limitazione è che lo studio è stato interrotto dalla pandemia COVID-19, che ha rallentato l’arruolamento e i problemi di punteggio sugli esiti primari.
Ma i ricercatori non hanno perso tempo: “I miglioramenti che abbiamo in mente comprenderanno l’utilizzo di una dose più elevata, superiore a 4 milliampere, la garanzia che uomini e donne siano equamente distribuiti in ciascun gruppo e la garanzia di una somministrazione e di un punteggio coerenti per gli esiti primari in tutti i siti di sperimentazione clinica” ha dichiarato Feng, elencando le idee utili a perfezionare questo approccio nel prossimo studio. “Ma potrebbero essere necessari alcuni tentativi prima di raggiungere il successo”.





