Test pupillare di 13 secondi per prevedere il recupero della coscienza dopo grave lesione cerebrale

Redazione By 28 Giugno 2026No Comments
Dai congressiNews

Prevedere il recupero della coscienza nei pazienti con grave lesione cerebrale resta una delle sfide più complesse della terapia intensiva neurologica. Al 12° Congresso della European Academy of Neurology (EAN 2026), in corso a Ginevra, un nuovo studio suggerisce che una semplice valutazione pupillare al letto del paziente potrebbe offrire informazioni prognostiche aggiuntive rispetto agli indici oggi più utilizzati nelle unità di terapia intensiva.

La ricerca, condotta da Copenhagen University Hospital Rigshospitalet e Danish Technical University, si è concentrata su una fase finora poco considerata della risposta pupillare alla luce: la cosiddetta late light-off response, ovvero la risposta tardiva della pupilla dopo la cessazione dello stimolo luminoso. Secondo i dati presentati all’EAN Congress 2026, questo parametro sarebbe in grado di predire un miglioramento dello stato di coscienza a sette giorni nei pazienti con danno cerebrale acuto, a differenza di misure standard già ampiamente adottate, come il Neurological Pupil Index e la latenza del riflesso fotomotore.

Lo studio ha incluso 250 pazienti con compromissione della coscienza in seguito a lesioni cerebrali traumatiche e non traumatiche, confrontati con 30 controlli sani appaiati per età e sesso. I pazienti sono stati sottoposti quotidianamente, per un periodo fino a 20 giorni di degenza in terapia intensiva, a pupillometria automatizzata e valutazioni neurologiche seriali. L’obiettivo era verificare se la fase tardiva della risposta pupillare potesse intercettare segnali di potenziale recupero non rilevabili attraverso l’esame clinico standard o i parametri pupillari convenzionali.

Il risultato principale riguarda la latenza della late light-off response, che si è dimostrata un predittore indipendente del miglioramento della coscienza a sette giorni, anche dopo aggiustamento per stato neurologico basale, tempo trascorso dalla lesione, sedazione e tipologia di danno cerebrale. In modo rilevante, il parametro non era associato al livello di responsività osservato nello stesso giorno della misurazione, suggerendo che possa fornire informazioni prospettiche sul recupero, piuttosto che una semplice fotografia della condizione clinica immediata.

Secondo Poul Laigaard, primo autore dello studio al Rigshospitalet di Copenhagen, le valutazioni pupillari attualmente impiegate descrivono soprattutto la risposta cerebrale nel momento dell’esame, mentre la late light-off response potrebbe offrire indizi sulla capacità del cervello di recuperare nei giorni successivi. L’associazione è apparsa più marcata nei pazienti non sottoposti a sedazione e in quelli con lesione anossico-ischemica, condizione caratterizzata da ridotto apporto di ossigeno e flusso ematico al cervello. Gli autori sottolineano tuttavia che questi risultati di sottogruppo hanno natura esplorativa e richiedono conferme in casistiche più ampie.

Le implicazioni cliniche sono potenzialmente rilevanti. La pupillometria automatizzata è già disponibile in molte terapie intensive e la misurazione della light-off response può essere eseguita con un pupillometro portatile secondo modalità simili a quelle già adottate per le valutazioni standard. L’intero test richiede circa 13 secondi per occhio, un elemento che ne rafforza la praticabilità come strumento bedside.

La prudenza resta necessaria: il dato non modifica ancora la pratica clinica e dovrà essere validato in studi multicentrici di maggiori dimensioni, come evidenziato anche dal senior author Daniel Kondziella. Tuttavia, i risultati presentati all’EAN Congress 2026 indicano una possibile evoluzione del monitoraggio neurologico in terapia intensiva, in cui parametri pupillari più fini potrebbero contribuire a migliorare la prognosi nei disturbi acuti della coscienza.