
Un recente studio condotto nell’ambito del Rotterdam Study, uno studio di coorte su larga scala che indaga l’incidenza e i determinanti delle malattie nella popolazione anziana di Rotterdam, getta una nuova luce sulla comprensione degli attacchi neurologici transitori non focali (TNA non focali). I risultati, pubblicati su Neurology, suggeriscono che i determinanti socioeconomici e l’età avanzata giocano un ruolo significativo (1).
Lo studio ha analizzato i dati di 14.096 partecipanti, seguiti per un periodo complessivo di 204.474 anni-persona. L’obiettivo era identificare l’incidenza e i fattori di rischio associati ai TNA non focali, episodi caratterizzati da sintomi neurologici diffusi come vertigini, debolezza bilaterale o stati confusionali, che non possono essere attribuiti a un’unica area cerebrale o a una specifica arteria.
L’analisi ha identificato 518 casi di TNA non focali. I risultati chiave indicano che il rischio di questi attacchi aumenta notevolmente con l’avanzare dell’età (con un hazard ratio di 1,47 per ogni 5 anni di aumento) e, in modo particolarmente rilevante, con un basso livello di istruzione (hazard ratio di 1,62).
In contrasto, i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, diabete, dislipidemia e persino la presenza di placche carotidee non hanno mostrato un’associazione statisticamente significativa con l’insorgenza dei TNA non focali, soprattutto quando l’analisi è stata limitata ai soggetti senza una storia pregressa di patologie vascolari. Questo risultato è in netto contrasto con ciò che si osserva per gli attacchi ischemici transitori (TIA), che sono invece fortemente correlati a tali fattori di rischio.
Questo studio suggerisce che i TNA non focali non siano semplicemente una “variante atipica” dei TIA, ma che possano avere un’eziologia distinta, potenzialmente legata a meccanismi di vulnerabilità cerebrale più complessi e non prettamente vascolari. L’associazione con l’età e il livello di istruzione potrebbe riflettere una minore “riserva cognitiva” o una maggiore suscettibilità del cervello a disturbi sistemici o microvascolari non rilevabili tramite i classici fattori di rischio.
Per il medico, ciò implica la necessità di un approccio diagnostico più olistico. Sebbene una valutazione vascolare rimanga essenziale, è cruciale considerare anche i determinanti sociali della salute e lo stato di salute generale del paziente. I TNA non focali potrebbero essere un campanello d’allarme per un declino cognitivo subclinico o altri processi neurodegenerativi in fase iniziale.
È importante notare che, sebbene questo studio sia molto robusto grazie all’ampia coorte e al lungo follow-up, la natura dei TNA non focali e la loro esatta fisiopatologia necessitano di ulteriori indagini. La ricerca futura potrebbe concentrarsi sull’identificazione di biomarcatori o specifici meccanismi fisiologici che legano i determinanti socioeconomici alla vulnerabilità neurologica.
Bibliografia
1. Berghout BP, Bos D, Kavousi M, et al. Incidence and Determinants of Nonfocal Transient Neurologic Attacks The Rotterdam Study. Neurology. 2025 Aug 12;105(3):e213854.





