
Un’ampia umbrella review pubblicata sul BMJ e coordinata da Corentin J. Gosling della Université Paris Nanterre (Nanterre, Francia) ha fornito una valutazione sistematica dei benefici e dei potenziali danni degli interventi farmacologici e non farmacologici per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) lungo l’intero arco di vita (1). Il lavoro è basato sulla rianalisi standardizzata di meta-analisi di trial randomizzati controllati e integra una piattaforma online pensata per supportare il processo di decisione condivisa tra clinici e pazienti.
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da sintomi persistenti di disattenzione e/o iperattività e impulsività, con una prevalenza stimata intorno al 5% in età pediatrica e una persistenza clinicamente rilevante fino all’età adulta in una quota significativa di casi, circa il 70%. Sebbene la diagnosi dell’ADHD sia spesso complessa, nel 2022 il numero di bambini statunitensi con una diagnosi è aumentato di circa un milione rispetto al 2016 (2). Questa condizione è spesso associata a comorbilità psichiatriche, tra cui disturbi dell’umore e ansia, che possono comportare ricadute funzionali sul piano scolastico, lavorativo e sociale, con un impatto rilevante sulla qualità di vita e sui costi sanitari e sociali. Nonostante l’ampia disponibilità di trattamenti, le evidenze risultano frammentate e talvolta discordanti, rendendo complessa la traduzione dei dati nella pratica clinica.
Gli outcome primari della review erano la gravità dei sintomi dell’ADHD, analizzata in base al tipo di valutatore (valutazione del medico, dei genitori, degli insegnanti o dell’autovalutazione) e al momento della valutazione (a breve termine – 12 settimane o fine dello studio, a medio termine – 26 settimane – e a lungo termine – 52 settimane), l’accettabilità (partecipanti che hanno abbandonato lo studio per qualsiasi motivo) e la tollerabilità (partecipanti che hanno abbandonato lo studio a causa di effetti collaterali). Gli outcome secondari includevano la qualità della vita, le comorbilità e gli effetti collaterali principali, come diminuzione del sonno e dell’appetito. Nell’analisi degli outcome primari a breve termine, Gosling e colleghi hanno riportato che nei bambini e negli adolescenti diversi farmaci (metilfenidato, anfetamine, atomoxetina, α 2-agonisti e viloxazina) mostravano una riduzione clinicamente significativa della gravità dei sintomi, con dimensioni dell’effetto da moderate a elevate e un livello di certezza dell’evidenza da moderato ad alto. Il metilfenidato ha mostrato benefici costanti tra i valutatori (differenza media standardizzata >0,75, intervallo di confidenza (IC) al 95% da 0,56 a 1,03; evidenza di certezza moderata o elevata). Negli adulti, terapie farmacologiche come atomoxetina e metilfenidato e la terapia cognitivo-comportamentale hanno dimostrato un’efficacia almeno moderata sui sintomi principali, sebbene con effetti di entità inferiore rispetto all’età evolutiva. Per quanto riguarda la tollerabilità, diversi farmaci sono risultati associati a un maggior tasso di interruzione per effetti avversi rispetto al placebo, in particolare negli adulti, mentre il profilo di accettabilità del metilfenidato nei bambini e adolescenti è apparso più favorevole. Le evidenze sugli interventi non farmacologici hanno mostrato in alcuni casi dimensioni dell’effetto elevate, ma sono generalmente supportate da un basso livello di certezza.
La review ha incluso 115 revisioni sistematiche con meta-analisi di trial randomizzati controllati, rianalizzate con un approccio statistico uniforme. Complessivamente sono state considerate 221 combinazioni uniche di popolazione, intervento, comparatore e outcome. Le ricerche hanno coperto sei database internazionali fino a gennaio 2025 e hanno distinto i risultati per fasce d’età e per durata del follow-up, classificando gli esiti in breve, medio e lungo termine. La qualità metodologica delle meta-analisi è stata valutata con AMSTAR-2, mentre la certezza dell’evidenza è stata stimata tramite un adattamento del framework GRADE.
Guardando alle conclusioni della review, le evidenze disponibili supportano l’efficacia a breve termine di alcuni trattamenti farmacologici per la riduzione dei sintomi dell’ADHD, a fronte di un profilo di tollerabilità variabile e di una sostanziale carenza di dati solidi sugli effetti a medio-lungo termine, indipendentemente dall’età e dal tipo di intervento. L’assenza di evidenze di alta certezza sugli esiti a lungo termine rappresenta uno dei principali limiti del lavoro, insieme all’impossibilità di cogliere le differenze individuali nella risposta al trattamento.
Per migliorare l’accessibilità e la traduzione clinica della review, Gosling e colleghi hanno sviluppato una piattaforma online ad accesso libero che mostra i dati in un formato di facile utilizzo per medici e utenti coinvolti.
Bibliografia
- Gosling CJ, Garcia-Argibay M, De Prisco M, et al. Benefits and harms of ADHD interventions: umbrella review and platform for shared decision making. BMJ 2025; 391 :e085875. Doi:10.1136/bmj-2025-085875
- Danielson ML, Claussen AH, Bitsko RH, et al. ADHD Prevalence Among U.S. Children and Adolescents in 2022: Diagnosis, Severity, Co-Occurring Disorders, and Treatment. Journal of Clinical Child & Adolescent Psychology, 53(3), 343–360. Doi:10.1080/15374416.2024.2335625





