
Un agonista dopaminergico “non convenzionale”, selettivo per i recettori D1/D5 e somministrabile una volta al giorno, mostra un beneficio clinicamente rilevante nei pazienti con malattia di Parkinson in fase precoce. È quanto emerge da TEMPO-1, trial di fase 3 randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in 102 centri di 12 Paesi tra il 2019 e il 2024 su adulti con diagnosi da meno di tre anni, naïve o con esposizione molto limitata a terapie dopaminergiche. I risultati sono stati appena pubblicati su JAMA Neurology (1).
Sono stati arruolati 529 partecipanti (età media 63,7 anni; durata media di malattia 0,7 anni) e randomizzati a tavapadon a dose fissa 5 mg o 15 mg una volta al giorno, oppure placebo, per 27 settimane, con titolazione prestabilita fino al target (circa 6 settimane per 5 mg e 10 settimane per 15 mg). L’endpoint primario era la variazione dal basale alla settimana 26 del punteggio combinato MDS-UPDRS parti II+III.
Alla settimana 26, entrambi i dosaggi hanno prodotto un miglioramento significativo rispetto al placebo: riduzione di 9,7 punti con 5 mg e di 10,2 punti con 15 mg, a fronte di un incremento di 1,8 punti nel gruppo placebo; la differenza di trattamento è risultata pari a −11,5 punti (5 mg) e −12,1 punti (15 mg), con separazione già osservabile intorno alla settimana 5 e mantenuta fino a fine trattamento. Anche gli endpoint chiave secondari sono risultati favorevoli: il punteggio MDS-UPDRS parte II è migliorato rispetto al placebo di circa 2,5–2,6 punti e la quota di pazienti “much/very much improved” alla Patient Global Impression of Change è stata circa 45% con tavapadon contro 12,2% con placebo.
Sul fronte sicurezza, gli eventi avversi sono stati più frequenti con tavapadon (79,4% complessivo) rispetto al placebo (57,1%), prevalentemente lievi-moderati; i più comuni sono stati nausea (25,4%), cefalea (16,7%) e capogiri (12,7%). Le interruzioni per eventi avversi sono state più numerose con tavapadon (18,1% complessivo) che con placebo (4,0%), soprattutto nella fase di titolazione. Allucinazioni sono state riportate nel gruppo 15 mg (6,2%); gli eventi suggestivi di disturbi del controllo degli impulsi sono risultati rari (0,8%) e i punteggi QUIP-RS medi non hanno mostrato differenze rilevanti tra gruppi nel periodo osservato. Tre decessi sono stati registrati (due nel placebo per COVID-19 e uno nel gruppo 5 mg per causa non nota), nessuno ritenuto correlato al farmaco in studio.
Nel complesso, i dati supportano tavapadon come potenziale opzione per il controllo sintomatico nelle fasi iniziali, con un profilo che mira a ridurre gli effetti indesiderati tipicamente associati alla stimolazione D2/D3; restano tuttavia aperti i nodi del follow-up relativamente breve, della titolazione rigida e della generalizzabilità (popolazione in gran parte di etnica caucasica). Sarà cruciale capire la tenuta dell’efficacia e della tollerabilità nel lungo periodo e il posizionamento rispetto alle strategie standard.
Bibliografia
1. Pahwa RMoro EEspay AJ, et al. Fixed-Dose Tavapadon for Early Parkinson Disease: A Randomized Clinical Trial. JAMA Neurol 2026. doi:10.1001/jamaneurol.2026.0590





