
Un innovativo test ematico che sarà presentato all’International Stroke Conference 2025, il meeting annuale dell’American Stroke Association che si terrà dal 5 al 7 febbraio a Los Angeles, potrebbe cambiare la gestione clinica dei pazienti colpiti da ictus, consentendo interventi più rapidi e mirati ancor prima dell’arrivo in ospedale. Questo sviluppo potrebbe avere un impatto significativo sugli esiti dei pazienti, identificando rapidamente il tipo di ictus, un’informazione cruciale per determinare la strategia di trattamento appropriata.
Attualmente, distinguere tra ictus ischemico ed emorragico richiede l’impiego di esami di imaging, disponibili solo in ambito ospedaliero. Questo ritardo può essere fondamentale, poiché la finestra temporale per la somministrazione di farmaci trombolitici per l’ictus ischemico o interventi per l’ictus emorragico è spesso limitata. Questo nuovo test ematico offre quindi una potenziale soluzione fornendo uno strumento diagnostico point-of-care rapido, che può essere utilizzato in ambulanza o anche sul luogo di un sospetto ictus.
Il test si basa sull’analisi di specifici biomarcatori nel sangue, tra cui la proteina acida fibrillare gliale (GFAP), indicativi di diversi tipi di ictus. La GFAP è una proteina presente in alcune cellule del sistema nervoso che viene rilasciata nel flusso sanguigno in caso di danno alle cellule cerebrali ed è già utilizzata nella valutazione di lesioni cerebrali traumatiche.
L’analisi ha rivelato che i livelli di GFAP sono significativamente più elevati nei pazienti con ictus emorragico rispetto a quelli con ictus ischemico o ictus mimic. In particolare, i livelli di GFAP erano quasi 7 volte più alti in caso di ictus emorragico rispetto all’ictus ischemico e più di 4 volte superiori rispetto all’ictus mimic. Inoltre, il test ematico è risultato in grado di escludere l’ictus emorragico quando i livelli di GFAP sono inferiori a una certa soglia e, utilizzando valori di riferimento specifici per fasce d’età, di prevedere la presenza di un ictus emorragico con un’accuratezza del 90-95%. Infine, i livelli di GFAP sono risultati più alti nei pazienti con ictus emorragico che assumevano anticoagulanti.
Le potenziali implicazioni sono di vasta portata. Consentendo il triage pre-ospedaliero dell’ictus, il test ematico potrebbe ridurre drasticamente i tempi di trattamento, migliorando potenzialmente gli esiti dei pazienti e riducendo la disabilità a lungo termine associata all’ictus. Per i pazienti con ictus ischemico, una più rapida somministrazione della terapia trombolitica o della trombectomia può migliorare significativamente le possibilità di recupero. Allo stesso modo, per i pazienti con ictus emorragico, l’identificazione precoce consente interventi tempestivi per controllare il sanguinamento e ridurre i danni cerebrali.
Sebbene lo studio che sarà presentato a Los Angeles sia ancora nelle prime fasi, i risultati sono promettenti. Sono in corso ulteriori studi per convalidare i risultati e perfezionare l’accuratezza del test. Se avrà successo, questo test sanguigno potrebbe diventare uno strumento indispensabile nella lotta contro l’ictus, trasformando la cura pre-ospedaliera e, in ultima analisi, salvando vite. La comunità cardiologica e neurologica attenderanno con impazienza gli ulteriori sviluppi scientifici e l’eventuale implementazione di questa tecnologia.




