Biomarcatori ematici nell’Alzheimer: il position paper SIN-SIBioC-SINdem

Redazione By 23 Marzo 2026Marzo 24th, 2026No Comments
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Biomarcatori ematici Alzheimer

Con il possibile arrivo di terapie disease-modifying e la necessità di documentare la positività per amiloide prima di avviare i trattamenti, i biomarcatori ematici stanno passando da promessa tecnologica a snodo operativo nei percorsi dei Centri Disturbi Cognitivi e Demenze. Un position paper congiunto della Società Italiana di Neurologia (SIN), della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio (SIBioC) e dell’associazione SINdem, pubblicato su Neurological Sciences, propone ora un quadro condiviso per integrarli nella pratica clinica, con l’obiettivo di rendere più scalabile e meno invasiva la conferma biologica di malattia di Alzheimer rispetto a CSF e PET, senza perdere rigore interpretativo (1).

Il documento nasce da una revisione strutturata delle evidenze e dei riferimenti internazionali e regolatori, sviluppata da un panel multidisciplinare di neurologi e laboratoristi, e traduce i dati disponibili in indicazioni pragmatiche per la realtà italiana, dall’appropriatezza prescrittiva fino alla refertazione.

Sul piano clinico-operativo, la raccomandazione centrale riguarda la scelta del test: tra i biomarcatori plasmatici oggi più maturi, la tau fosforilata in treonina 217 (p-tau217), da sola o in rapporto con Aβ42, è indicata come opzione con la migliore accuratezza, con prestazioni che in molti studi si avvicinano a quelle di CSF e PET; l’uso di strategie a due soglie (bassa/alta probabilità) viene richiamato come utile per ridurre l’area “indeterminata” e aumentare l’azione clinica del risultato, soprattutto quando p-tau217 è impiegata in approcci di triage.

Il paper insiste però su un punto spesso sottovalutato: il significato del risultato dipende dalla probabilità pre-test. In contesti a sospetto basso-moderato, un esito negativo ha particolare valore per escludere la patologia di Alzheimer e reindirizzare rapidamente verso altre eziologie; un esito positivo, invece, è “suggestivo” ma non conclusivo. Nei contesti specialistici, dove la valutazione clinica e neuropsicologica ha già innalzato il sospetto, lo stesso risultato può essere più vicino a una conferma biologica, pur mantenendo la necessità di coerenza clinico-radiologica e di un uso prudente nei casi limite.

Per i candidati a terapia anti-amiloide, gli autori propongono un percorso che può iniziare dal sangue per accelerare l’accesso alla definizione biologica, riservando CSF/PET quando necessario e ricordando che una PET amiloide basale può essere particolarmente informativa per pianificazione e follow-up terapeutico. Viene inoltre sottolineata l’attenzione ai confondenti (età avanzata, disfunzione renale e altre comorbidità) che possono alterare l’interpretazione e richiedere un’integrazione stretta con il laboratorio.

Sul versante pratico, il position paper chiede standardizzazione lungo tutta la filiera: gestione pre-analitica, scelta di piattaforme automatizzate e preferenza per saggi con marcatura CE-IVD in accordo con IVDR, referti che riportino valori, cut-off e metodo, e discussione dei risultati da parte di uno specialista dei disturbi cognitivi in un setting dedicato. La ripetizione seriale non è al momento indicata; in caso di risultati indeterminati, può essere considerato un nuovo test a 6–12 mesi.

In sintesi, la proposta italiana non “sostituisce” CSF e PET, ma definisce come usare i biomarcatori ematici per rendere più efficiente il percorso diagnostico e più sostenibile l’accesso alla conferma biologica nell’era delle terapie anti-amiloide, con regole chiare su chi testare, quale marcatore privilegiare e come leggere il dato nel contesto clinico.

Bibliografia

1. Gaetani L, Agnello L, Pilotto A, et al. Blood-based biomarkers for Alzheimer’s disease diagnosis: a joint position paper from the Italian Societies of Neurology (SIN) and of Clinical Biochemistry and Clinical Molecular Biology – Laboratory Medicine(SIBioC) and from the Autonomous Association affiliated with SIN for dementia (SINdem). Neurol Sci 2026;47(4):355.