Giornata Mondiale dell’Alzheimer: dalla SIN un appello per la prevenzione

A cura di Andrea Calignano By 21 Settembre 2024Ottobre 4th, 2024No Comments
NewsSpeciali
Alzheimer SIN

Negli ultimi anni, diversi studi hanno sottolineato come lo sviluppo di una demenza e soprattutto della Malattia di Alzheimer non sia inevitabile. Infatti, intervenire sui fattori di rischio modificabili, a partire dall’infanzia e continuando per tutta la vita, potrebbe prevenire o ritardare di molti anni quasi la metà dei casi di demenza.

Si apre così un comunicato della Società italiana di neurologia (SIN) diffuso in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che si celebra il 21 settembre, e della riunione sulle demenze prevista nell’ambito dell’EXTRA G7 SALUTE, ad Ancona dal 3 al 13 ottobre.

Secondo il comunicato della SIN è importante tenere conto di alcuni dati quando si valuta l’incidenza di demenza in Italia: rispetto a 30 anni fa le persone vivono più a lungo e a parità di età si ammalano meno, ma con l’invecchiamento della popolazione il numero di persone affette da demenza è destinato ad aumentare.

In occasione dell’ultima Alzheimer’s Association International Conference (AAIC 2024), sono stati individuati due nuovi fattori di rischio: livelli elevati di lipoproteine a bassa densità (LDL) nella mezza età e la perdita della vista non trattata in età avanzata. Questi nuovi fattori si aggiungono a quelli precedentemente identificati dalla Lancet Commission nel 2020, e sembrerebbero collegati al 40% dei casi totali di demenza. A quelli sopra elencati, secondo il comunicato della SIN, si potrebbero aggiungere la contaminazione e sofisticazione degli alimenti, le alterazioni del microbiota intestinale e orale, i disturbi del sonno, le infezioni da HSV e probabilmente l’invecchiamento immunitario o immunosenescenza.

La SIN ha chiesto ai governi e alla società di impegnarsi nell’affrontare i fattori di rischio della malattia di Alzheimer e in generale della demenza nel corso della vita, sostenendo che una azione di promozione a favore della prevenzione primaria e secondaria rappresenta la vera arma per vincere la sfida con le demenze, incrementando nello stesso tempo i sostegni socio-sanitari a favore dei malati e dei loro familiari.

“Per ridurre il rischio di Alzheimer può e deve essere fatto molto di più” ha affermato Alessandro Padovani, Presidente della SIN. “Abbiamo prove convincenti del fatto che un’esposizione più lunga ai diversi fattori di rischio ha un effetto maggiore e che i rischi agiscono maggiormente nelle persone vulnerabili. Per questo motivo è fondamentale incentivare gli sforzi preventivi verso chi ne hanno più bisogno, compresi coloro che vivono in aree a basso e medio reddito e nei gruppi socio-economicamente svantaggiati. È un compito che riguarda tutti e che deve mirare a ridurre le disuguaglianze di rischio rendendo gli stili di vita sani il più possibile raggiungibili per tutti”.

Per dare seguito alle parole di Padovani e aiutare le persone a ridurre il rischio di Alzheimer nel corso della vita, la SIN ha delineato diverse raccomandazioni tra cui:

  • Offrire un’istruzione scolastica di buona qualità incentivando gli studi superiori
  • Promuovere un’istruzione permanente nelle diverse fasi della vita sostenendo le Università della terza età e le attività associative volontarie
  • Promuovere l’uso del casco e protezioni per la testa nell’uso di monopattini e biciclette, nei luoghi di lavoro a rischio e nelle attività sportive di contatto.
  • Ridurre l’esposizione all’inquinamento ambientale e alimentare attraverso rigorose politiche per un ambiente pulito e sano
  • Ampliare le misure volte a ridurre il fumo di sigaretta, come il controllo dei prezzi, l’innalzamento dell’età minima per l’acquisto e il divieto di fumo nei luoghi comuni anche all’esterno
  • Ridurre il consumo di alcol e ampliare le misure volte a ridurre l’eccessivo consumo di superalcolici nei luoghi di ritrovo
  • Promozione di una lotta all’isolamento e alla solitudine a tutte le età favorendo la realizzazione di ambienti comunitari e alloggi di supporto per contrastare il disagio sociale
  • Promuovere una attiva campagna di prevenzione dei disturbi della vista e dell’udito nella logica dell’approccio One Health, favorendo screening oftalmologici e audiologici dell’età di 65 anni
  • Promozione della salute dentaria rendendo accessibili a tutti gli screening odontoiatrici mediante
  • il coinvolgimento degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri
  • Monitorare i livelli di trigliceridi e colesterolo unitamente alla glicemia e al colesterolo LDL, a partire dai 35 anni promuovendo una campagna di prevenzione ai disturbi alimentari
  • Monitorare i livelli di pressione arteriosa periodicamente a partire dai 35 anni riducendo l’uso di sale negli alimenti
  • Prevenire e trattare i disturbi del sonno mediante un’educazione all’igiene del sonno
  • Individuare precocemente i disturbi del tono dell’umore anche mediante il coinvolgimento dell’Ordine degli Psicologi favorendo una tempestiva presa in carico da parte della Psichiatria nei centri di cura
  • Promuovere nelle scuole e nei luoghi di lavoro una attiva campagna di informazione a favore di un’alimentazione sana e di una attività fisica costante anche nelle età avanzate

“Uno stile di vita sano che preveda esercizio fisico regolare, non fumare, un sonno regolare, fornire stimoli cognitivi e mentali anche al di fuori dell’istruzione formale e che eviti un uso eccessivo di sostanze alcoliche e favorisca un’alimentazione equilibrata ricca in verdure e frutta, non solo è in grado di ridurre il rischio di demenza, ma può anche ritardarne l’insorgenza così come rallentarne il decorso” ha proseguito Padovani. “Ciò ha enormi implicazioni sulla qualità della vita per gli individui e benefici in termini di risparmio sui costi per le società”.

Il documento contiene inoltre un’analisi dei risparmi potenziali che lo Stato italiano potrebbe ottenere attuando queste strategie di prevenzione, pari a circa 10 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, da poter così destinare alla realizzazione di attività di sostegno ai malati e ai familiari.

Infine, la SIN ha chiesto un maggiore supporto per le persone affette da demenza e le loro famiglie, con una particolare attenzione alla figura del caregiver. Sarebbe importante fornire interventi di coping per i familiari che prestano assistenza e che sono a rischio di depressione e ansia, garantendo oltre al supporto economico anche quello emotivo, pianificazione per il futuro e informazioni sulle risorse mediche e socio-sanitarie.

“Per dare la piena attuazione alle azioni descritte è necessario creare una migliore organizzazione dei servizi per la demenza a livello dei distretti sanitari allo scopo di mettere in rete tutte le competenze presenti a livello territoriale dando piena attuazione a quelli che sono i dettami del DM77” ha concluso Camillo Marra, presidente dell’Associazione autonoma aderente alla SIN per le demenze (SINdem), riferendosi al decreto che prevede lo sviluppo di modelli e standard per l’assistenza territoriale. “La creazione di Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali locali potrà facilitare l’accesso dei pazienti in fase più precoce di malattia e permettere quelle politiche di stratificazione del rischio e screening di popolazione propedeutiche alla attuazione di programmi di prevenzione e presa in carico precoce dei pazienti e dei caregiver”.