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Risultati promettenti per frexalimab nella sclerosi multipla recidivante

A cura di Fabio Ambrosino By 6 Marzo 2024No Comments
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frexalimab sclerosi multipla

In pazienti con sclerosi multipla recidivante, un trattamento con frexalimab è risultato associato a una maggiore riduzione, rispetto al placebo, del numero di nuove lesioni rilevate mediante risonanza magnetica T1 con gadolinium enhancement.

È quanto emerge dai risultati di uno studio di fase 2 che ha indagato l’impiego dell’anticorpo monoclonale di seconda generazione anti-CD40L nel contesto della sclerosi multipla recidivante, pubblicati sul New England Journal of Medicine (1).

In questo studio, in doppio cieco e randomizzato, 129 pazienti sono stati assegnati, con un rapporto di 4:4:1:1, a un trattamento con:

– 1200 mg di frexalimab somministrato per via endovenosa ogni 4 settimane (con una dose di carico di 1800 mg);
– 300 mg di frexalimab somministrato sottocute ogni 2 settimane (con una dose di carico di 600 mg);
– placebo corrispondente al trattamento somministrato nel primo gruppo;
– placebo corrispondente al trattamento somministrato nel secondo gruppo.

L’end point primario era il numero di nuove lesioni T1 dopo gadolinio alla dodicesima settimana rispetto all’ottava. Gli end point secondari, invece, includevano il numero di lesioni T2 nuove o in aumento alla dodicesima settimana rispetto all’ottava, il numero totale di lesioni T1 dopo gadolinio alla dodicesima settimana e la sicurezza. Dopo 12 settimane, tutti i partecipanti potevano accedere al trattamento con frexalimab.

Dei 129 soggetti assegnati a un gruppo di studio, 125 (97%) hanno completato il periodo in doppio cieco di 12 settimane (età media: 36,6 anni; 66% donne; 30% con lesioni T1 con gadolinium enhancement al basale). Alla dodicesima settimana, il numero medio aggiustato di nuove lesioni T1 con gadolinio era 0,2 nel gruppo sottoposto a 1200 mg di frexalimab per via endovenosa e 0,3 nel gruppo sottoposto a 300 mg di frexalimab per via sottocutanea, rispetto a 1,4 nel gruppo placebo combinato.

Anche i risultati relativi agli end point secondari di imaging, poi, hanno mostrato effetti simili. Non sono stati segnalati eventi avversi gravi: i più comuni sono risultati essere l’infezione da SARS-CoV-2 (tutti casi non complicati e di gravità da lieve a moderata) e il mal di testa. Non si sono verificati eventi tromboembolici, in passato associati al trattamento con gli anticorpi anti-CD40L di prima generazione.

“Il trial era troppo breve e limitato per trarre conclusioni definitive sugli esiti clinici – hanno sottolineato gli autori nelle conclusioni dell’articolo – ma durante il periodo di 12 settimane in doppio cieco non si sono verificate ricadute nel gruppo che ha ricevuto 1200 mg di frexalimab per via endovenosa. Si sono invece verificate ricadute in circa il 4% dei partecipanti nel gruppo che ha ricevuto 300 mg di frexalimab per via sottocutanea e nel gruppo placebo combinato”.

Sulla base di questi promettenti risultati, Sanofi ha avviato due studi di fase 3 utili a valutare l’impiego di frexalimab per il trattamento della sclerosi multipla recidivante e della sclerosi multipla secondariamente progressiva non recidivante.

Bibliografia

1. Vermersch P, Granziera C, Mao-Draayer Y, et al. Inhibition of CD40L with Frexalimab in Multiple Sclerosis. N Engl J Med 2024; 390: 589-600.