
Il trapianto di microbiota fecale non è più efficace del placebo nel migliorare i sintomi del Parkinson. Sono stati pubblicati su JAMA Neurology i risultati di uno studio che ha indagato l’efficacia e la sicurezza di questa procedura, la quale aveva mostrato effetti promettenti in modelli preclinici della malattia (1).
Lo studio – randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco – è stato condotto tra novembre 2020 e giugno 2023, con un periodo di follow-up di 12 mesi, presso quattro ospedali finlandesi.
Sono stati presi in considerazione 229 pazienti di età compresa tra 35 e 75 anni in stadio 1-3 della scala di Hoehn & Yahr, con un carico sintomatologico da lieve a moderato e disbiosi del microbiota fecale. Di questi, 48 sono stati randomizzati e 45 sono stati inclusi nell’analisi intention-to-treat.
I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto di 2:1 per ricevere un trapianto di microbiota fecale (n=30; 60% maschi; età media: 65) o un placebo (n=15; 53,3% maschi; età media: 66) tramite colonscopia.
Non sono emerse differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda l’endpoint primario di efficacia, costituito dalla variazione del punteggio ottenuto alla Movement Disorder Society Unified Parkinson’s Disease Rating Scale parts I-III (MDS-UPDRS I-III) a sei mesi dalla procedura (0,97 punti; 95% CI, −5,10 a 7,03, P = 0,75).
Gli endpoint secondari e le analisi post hoc hanno mostrato un aumento del dosaggio giornaliero della terapia dopaminergica e un miglioramento di alcuni esiti motori e non motori (MDS-UPDRS III, Montreal Cognitive Assessment score, Irritable Bowel Severity Scoring System score, Wexner score) nel gruppo placebo.
I cambiamenti del microbiota, invece, sono risultati più pronunciati dopo trapianto del microbiota fecale, ma differivano a seconda del donatore. Tuttavia, lo stato di disbiosi è stato invertito più frequentemente nel gruppo placebo.
In termini di sicurezza, durante il periodo di follow-up di 12 mesi sono stati riportati 105 eventi avversi per il gruppo sperimentale e 50 per il gruppo placebo. La maggior parte degli eventi avversi era legata a disfunzioni gastrointestinali ed erano significativamente più frequenti nel gruppo sottoposto a trapianto del microbiota fecale (16 [53%] vs 1 [7%]; P = 0,003).
In conclusione, la procedura di trapianto del microbiota fecale è risultata sicura nell’ambito dei pazienti con Parkinson, ma non ha offerto miglioramenti clinicamente significativi. Sono necessari ulteriori studi per valutare l’impatto specifico della composizione del microbiota del donatore e la conversione della disbiosi sugli esiti motori e non motori, nonché sulle necessità farmacologiche nel Parkinson.
Bibliografia
1. Scheperjans FLevo RBosch B, et al. Fecal Microbiota Transplantation for Treatment of Parkinson Disease: A Randomized Clinical Trial. JAMA Neurol 2024. doi:10.1001/jamaneurol.2024.2305





