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Valutare la demenza in contesti multiculturali, disponibile la traduzione italiana della scala RUDAS

Redazione By 3 Maggio 2024Maggio 4th, 2024No Comments
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RUDAS

Gli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza ai pazienti con demenza e ai loro caregiver si trovano spesso impreparati di fronte a soggetti provenienti da contesti socioculturali diversi da quello di appartenenza. La multiculturalità costituisce infatti una sfida rilevante per la neuropsicologia, richiedendo una riflessione approfondita sull’adozione di test cognitivi in grado di tener conto delle diversità culturali.

La presenza di barriere linguistiche rappresenta un ostacolo rilevante, ad esempio, nella valutazione neuropsicologica dei pazienti migranti con sintomi di decadimento cognitivo. Ostacolo che può essere amplificato dalla percezione del caregiver rispetto ai primi segni di malattia, spesso attribuiti erroneamente al normale processo di invecchiamento.

Nell’ambito del progetto Immidem – il quale ha proprio l’obiettivo di caratterizzare e descrivere il fenomeno della demenza nella popolazione migrante residente in Italia – il Centro per il trattamento e lo studio dei disturbi cognitivi dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano sta quindi identificando gli strumenti più adatti per la diagnosi dei migranti con disturbi cognitivi, in cui l’effetto degli aspetti culturali come etnia, lingua, scolarità e alfabetizzazione sia meno rilevante.

In questo senso, la Rowland Universal Dementia Assessment Scale (RUDAS), sviluppata dal Danish Dementia Research Centre (DDRC), si è dimostrata un efficace strumento di screening, meno influenzato dalle differenze culturali e linguistiche rispetto ad altri test comunemente utilizzati. Gli operatori dell’Ospedale Luigi Sacco hanno quindi tradotto e validato la versione originale della RUDAS, mettendola a disposizione degli operatori italiani interessati. 

“Negli ultimi anni al Sacco abbiamo notato come vi sia stato un netto incremento degli accessi, al Centro per i disturbi cognitivi e demenze, da parte di pazienti migranti. In particolare, negli ultimi tre anni, gli accessi sono più che triplicati”, ha spiegato in un’intervista Ilaria Cova dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale Luigi Sacco. “Quindi ci siamo trovati di fronte alla necessità di rivedere le modalità di somministrazione dei test neuropsicologici”.

“Quando si pensa di effettuare una valutazione neuropsicologica cross-culturale la prima criticità che viene alla mente è sicuramente quella legata alla barriera linguistica”, ha invece sottolineato Giorgia Maestri, sempre dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale Luigi Sacco. “[…] La lingua non è però l’unica variabile culturale che influenza la comunicazione. Importante è anche il livello, e la qualità, della scolarizzazione ricevuta. Infatti, quando si ha a che fare con pazienti migranti, specialmente se questi provengono da minoranze etniche, è frequente che abbiano un basso livello di scolarizzazione o anche analfebitizzazione”.

La traduzione della RUDAS, insieme alla guida alla somministrazione e alla valutazione, sono scaricabili gratuitamente a questo link. Nella pagina sono poi disponibili anche le interviste complete a Ilaria Cova e Giorgia Maestri, in cui le due ricercatrici ripercorrono il complesso processo di adattamento e traduzione della scala di valutazione.